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MODENA, AREE NOMADI – IL DIBATTITO

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Gli interventi dei consiglieri dopo la trasformazione dell’interrogazione di Forza Italia in interpellanza

L’interrogazione di Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) sul tema “Aree destinate a comunità Sinti e Rom del Comune di Modena, rispetto dei regolamenti e controlli”, a cui ha risposto la vicesindaca e assessora alla Salute, Sanità e servizi connessi Francesca Maletti è stata trasformata in interpellanza, generando un dibattito aperto da Fratelli d’Italia, con Luca Negrini che ha ribadito la contrarietà del gruppo al modello delle microaree, sostenendo che “le persone devono poter vivere dentro alloggi veri e propri”. A suo avviso, infatti, le risorse destinate a queste aree dovrebbero essere impiegate diversamente. Ha affermato che nelle microaree si registrano “situazioni di irregolarità e illegalità” e ha annunciato che il gruppo avvierà verifiche dirette per accertare se le informazioni diffuse alla cittadinanza, in merito al rispetto delle regole e alla legalità, corrispondano alla realtà.

Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha affermato che è giusto tutelare le minoranze e favorirne la convivenza in città, chiarendo che “non c’è una chiusura nei loro confronti”. Ha riconosciuto che questo comporta sacrifici e costi, ma con l’obiettivo di offrire migliori condizioni di vita. Ha però sottolineato che “non dobbiamo accettare aree illegali: tutto deve rientrare in una cornice di legalità, altrimenti gli investimenti rischiano di non produrre i risultati attesi”. A suo avviso, “è arrivato il momento che certe situazioni problematiche vengano risolte”. Ha ricordato che la Regione ha stanziato fondi per progetti di inclusione e che percorsi e strumenti esistono, ma ha concluso ribadendo che “tutto deve essere fatto nel rispetto della legalità”.

Mattia Gualdi (Pd) ha ricordato che le microaree nascono per evitare concentrazioni disordinate e per “dare un perimetro chiaro” a situazioni che altrimenti sarebbero più difficili da gestire: “Una città è più sicura quando le situazioni sono ordinate e hanno regole”, ha affermato, precisando che chi trasgredisce deve essere sanzionato senza deroghe. Secondo Gualdi, la legalità si costruisce anche attraverso la sicurezza degli impianti e una regolamentazione puntuale delle aree. “La sicurezza non è uno slogan ma organizzazione”, ha detto, sottolineando che la politica deve alzare la qualità dell’organizzazione, lavorando su un equilibrio tra fermezza delle regole e visione sul futuro.

 Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha sollecitato il Consiglio comunale a tornare ad affrontare la questione dell’area di San Matteo. Ha sottolineato che si tratta di “un problema che si trascina da vent’anni” e che, a suo avviso, è stato trascurato troppo a lungo. I recenti fatti di cronaca, ha aggiunto, impongono di riportare l’attenzione su questo tema “quanto prima”, chiedendo un’assunzione di responsabilità da parte dell’aula.

Martino Abrate (Avs) ha rilevato che, dalla risposta dell’assessora, il progetto di integrazione prosegue “in maniera soddisfacente”, pur evidenziando che i dati sull’occupazione restano critici, con una percentuale di disoccupati ancora significativa su cui occorre intervenire. Ha sottolineato che il percorso dipende non solo dagli interventi del Comune, ma anche da un cambiamento nella percezione dei cittadini verso comunità “ormai stanziali”. L’obiettivo, ha detto, è eliminare le aree non a norma e, in prospettiva, superare anche quelle legali, trasformandole in “momenti di passaggio verso un’integrazione più completa”. Abrate ha invitato a superare l’idea di pericolosità associata a queste comunità e a lavorare sulla relazione tra imprenditoria e popolazione nomade per favorire l’inserimento lavorativo, concludendo che “dobbiamo riuscire a rispettare e accogliere le diversità”.

Piergiulio Giacobazzi, in replica, ha spiegato di essere stato indeciso se confermare l’interrogazione, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che si intrecciano con il tema. Ha sottolineato che l’attenzione verso queste famiglie e queste aree è “nell’interesse delle famiglie stesse e dell’intera comunità”, puntualizzando che “le diversità di cultura arrivano fino a un certo punto, in quanto occorre rispettare anche il soggetto accogliente”. Ha evidenziato come il dato sull’occupazione desti perplessità. Sul fronte della scuola ha richiamato l’importanza di investire sulle nuove generazioni, definendo la questione “un tema complesso” su cui occorre concentrare l’impegno.

L’assessora Maletti ha proposto la convocazione di una Commissione servizi dedicata all’area di San Matteo, per approfondire nel merito le criticità e le prospettive. Ha invitato i consiglieri a visitare direttamente le aree, “per vedere luci e ombre”, garantendo massima collaborazione nella definizione delle date. Ha ricordato che queste famiglie “hanno stipulato un patto con Modena” e che i consiglieri, in quanto rappresentanti dei cittadini, sono chiamati a una corresponsabilità nel verificare cosa accade e quali interventi siano necessari.

A Modena, “Modena, campi nomadi abusivi: sgombero immediato sull’esempio di Ferrara”

La gestione delle aree nomadi si basa su un modello di microaree familiari (come in via Django e via Fossa Monda Nord), volto a superare i grandi accampamenti del passato (ex via Baccelliera) e promuovere l’integrazione, sebbene la situazione resti complessa tra degrado, necessità di manutenzione e richieste di sgombero per insediamenti irregolari.

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