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La storia di Ravenna è una storia di migrazioni

Non solo perché il primo vescovo della nostra città era Sant’Apollinare, siriano, non solo per i domini bizantini e ostrogoti, ma anche per le migrazioni del secondo dopoguerra relative allo sviluppo economico della città, che era una delle più povere del Paese.

Chi è arrivato dalle colline e dalle montagne (quelli venuti giù con la fiumana) chi dalle Marche per lavorare all’Anic; e tanti altri che nel corso dei decenni sono migrati da tante regioni del sud per costruirsi un futuro qui; e poi le migrazioni più recenti dai Balcani, dall’Africa e da altri paesi del mondo. Ravenna è diventata, con il contributo di tutti, una città sempre più conosciuta e apprezzata, che in tutte le classifiche relative alla qualità della vita si pone fra le prime d’Italia.

Lo ha fatto dando un’occasione a tutti e costruendo relazioni e fiducia fra persone diverse.

Lo ha fatto anche grazie a chi l’ha amministrata, maggioranze e opposizioni, con il contributo di tanti consiglieri comunali che hanno portato opinioni, idee e punti di vista diversi. Mai però prima d’ora si era arrivati a questo livello così becero. Di chi non conosce la storia di Ravenna e forse nemmeno la propria.

di Elisabetta Fusconi

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