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ERIO BARACCHI, AL VIA LA GRANDE MOSTRA-EVENTO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA

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Si inaugura sabato 21 febbraio al Complesso San Paolo. Poi il 2026 prosegue con le esposizioni dedicate a Lucio Riva, Nicola Toffolini e Carlo Candi

Il 2026 al Complesso San Paolo si annuncia come un anno di grande intensità culturale, un percorso scandito da mostre d’arte capaci di evocare memoria e visione, radici e slanci verso il futuro. “Nella chiesa e nella sala oratorio di via Francesco Selmi, spazi restituiti alla città dopo il restauro concluso nel 2021”, spiega l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi, “la programmazione espositiva conferma una linea precisa: valorizzare artisti che hanno avuto un legame profondo con Modena e il suo territorio, aprendo al tempo stesso a esperienze in grado di dialogare con il presente”.

Ad aprire l’anno espositivo, sabato 21 febbraio alle 17.30, è l’inaugurazione della mostra-evento “Altrove – 1926-2026”, dedicata a Erio Baracchi nel centenario della nascita, presentata questa mattina, oltre che dall’assessore, anche dal figlio dell’artista, Eriano, dal critico d’arte Sandro Parmiggiani e dal curatore dell’allestimento Fausto Ferri. Modena rende in tal modo omaggio a uno dei suoi più significativi pittori del secondo Novecento con un’esposizione che non ha carattere antologico, ma sceglie un punto di vista preciso e coerente: gli ultimi trent’anni di lavoro dell’artista, dal 1981 al 2011. Ben 44 dipinti su tela, alcuni di grande formato, restituiscono la maturità di una ricerca che non ha mai smesso di interrogarsi sul senso dell’esistere e sulla possibilità di andare oltre.

Formatosi all’Istituto d’Arte “Venturi”, Baracchi ha iniziato a esporre dal 1953. Designer e consulente artistico per Fiat e Comau a Modena, insegnante di Discipline artistiche e storia dell’arte per vent’anni, ha attraversato decenni di intensa attività espositiva in Italia e all’estero. Dopo le prime mostre modenesi, fu la personale del 1970 alla Galleria Angolare di Milano a segnare un passaggio decisivo, seguita da esposizioni che attirano l’attenzione di critici e scrittori, tra cui Dino Buzzati, che sul “Corriere della Sera” coglie la forza sospesa e inquieta della sua pittura, non lontana dalle atmosfere de “Il deserto dei Tartari”.

Se nei decenni precedenti Baracchi aveva dato forma a interni spogli, a figure isolate, a barriere incombenti che occludevano l’orizzonte in una dimensione claustrofobica e desolata, nei lavori dell’ultima stagione qualcosa cambia. Come scrive Sandro Parmiggiani nel saggio presente in catalogo, intitolato “Lontano da qui, altrove”, “nei venticinque anni che vanno dall’ultimo scorcio degli anni Ottanta alla scomparsa di

Baracchi (2012), affiora e si staglia nel corpo della visione – con un rovesciamento dello stato d’animo, una sorta di nuovo invito alla speranza e al fascino di un viaggio da intraprendere – un’apertura che ci fa non solo immaginare ma pure materialmente intravvedere, al di là di ciò che è “qui e ora”, un mondo “altro” che s’apre oltre la soglia ideale che siamo invitati ad oltrepassare. Viandante della pittura, Baracchi ha sentito di non potere fare a meno di ricominciare, sempre, il suo viaggio dentro il bosco delle forme e dei colori”.

Promossa da Admina srl e dalla famiglia dell’artista, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio di Modena e dell’Associazione Internazionale Dino Buzzati, la mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Artestampa, che riproduce tutte le opere esposte e raccoglie, oltre al testo di Parmiggiani, brani di interventi critici di Franco Passoni, Dino Buzzati, Alberico Sala, Dino Villani, Gianni Cavazzini, Michele Fuoco, Chiara Felicetti e Renzo Margonari. L’esposizione resta aperta fino a domenica 15 marzo, dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19.30.

In primavera, il Complesso San Paolo proseguirà con un’altra attesa retrospettiva: “Lucio Riva, 76° gradino”, a cura di Ricognizioni sull’arte, in programma dal 18 aprile al 14 giugno. La mostra sarà dedicata a Lucio Riva, per oltre mezzo secolo considerato “il pittore di Modena”, artista profondamente legato alla città e a una concezione dell’arte fondata su libertà, gioco e conoscenza. Circa cento opere – dipinti, assemblaggi, taccuini – ripercorreranno l’intero arco della sua poetica, dagli esordi figurativi del primo dopoguerra agli esiti più maturi di una pittura astratta di impronta geometrica, progressivamente arricchita da forme organiche, riferimenti letterari, scrittura e collage.

Seguirà “Orizzonti Utopici”, presentata da D406 – Disegno contemporaneo, dedicata a Nicola Toffolini, nato a Udine nel 1975 e oggi attivo tra Firenze e il panorama internazionale. L’esposizione raccoglierà grandi opere disegnative realizzate negli ultimi dieci anni, in cui il livello microscopico si fonde con visioni macroscopiche, alternando elementi naturali e trasformazioni possibili del paesaggio in un equilibrio dinamico tra reale e futuribile. Toffolini costruisce scenari che oscillano tra narrazione e astrazione, evocando opzioni di futuro inedite e visionarie, capaci di proiettare l’eco del presente su un orizzonte ancora da immaginare.

A settembre è inoltre in programma una collaborazione con Dig Festival (23-27 settembre 2026 le date della 12 ª edizione), i cui dettagli verranno svelati nei prossimi mesi.

Infine, a chiudere l’anno con inaugurazione il 10 dicembre e apertura fino al 31 gennaio 2027, sarà la mostra “Carlo Candi: pittore, scultore, umanista”, dedicata a Carlo Candi. Un’esposizione di quadri e sculture che intende riportare l’attenzione su un autore punto di riferimento, dagli anni Sessanta, per molti intellettuali e artisti modenesi alla ricerca di una propria strada nel mondo della sperimentazione. Nella pittura e nella scultura di Candi, il gesto sembra farsi tessitura: tocchi di pennello e colpi di scalpello si intrecciano come una dichiarazione d’amore per l’arte di tutti i tempi, in un dialogo continuo tra umanesimo e ricerca formale.

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