LA “PIANURA” DI FRANCO CAMPARINI FOTOGRAFICA ALLESTITA A PALAZZO DUCALE

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L’esposizione dedicata ai paesaggi della Bassa resterà aperta un mese in più nelle Sale dell’Ottocento della residenza gonzaghesca

C’è tempo fino a metà febbraio per immergersi nelle atmosfere silenziose e profonde di “Pianura. Campi lunghi, a volte nebbiosi”. La mostra fotografica di Franco Camparini, allestita elle Sale dell’Ottocento di Palazzo Ducale a Guastalla, è stata ufficialmente prorogata fino a domenica 15 febbraio 2026.

Il percorso espositivo, composto da 70 scatti a colori, racconta l’anima del territorio rurale tra le province di Reggio Emilia, Modena, Parma e Mantova, catturando la bellezza rarefatta di pioppeti, argini e golene. Questa selezione di immagini è una parte significativa dello sterminato archivio che Camparini ha dedicato al paesaggio rurale.

Rispetto ai precedenti lavori dell’autore correggese, come quello sulle case coloniche, “Pianura” segna un cambio di prospettiva: l’orizzonte si allarga in “campi lunghi” per abbracciare l’intera panoramica padana dove lo sguardo è libero di spaziare: dai pioppeti riflessi nelle golene agli alberi solitari che sembrano “mani alzate in segno di resa” di fronte agli stravolgimenti dell’attività umana, come sottolineato dai curatori Laura Fontanesi e Fabrizio Piccinini. Quest’ultimo, nell’introduzione al catalogo, osserva come le immagini di Camparini abbiano acquisito il valore di testimonianza storica “involontaria”, come quella offerta dalla casa colonica ritratta in copertina, che poco tempo dopo lo scatto è stata definitivamente abbattuta. Alcuni scatti catturano la progressiva scomparsa della “fumana” – la nebbia fitta, compagna quotidiana dei lunghi inverni di un tempo – oggi divenuta una presenza rara a causa del mutamento climatico. In questo senso, la fotografia di Camparini serve a “ricordare a chi ha visto e vissuto, mostrare a chi non c’era, e a tutti per apprezzare e meditare”. Nelle foto compaiono anche i segni del presente: macchinari agricoli, strade asfaltate e le moderne rotoballe “cellofanate” che convivono con edicole votive e cippi di patrioti, a ricordarci che questa terra è stata fonte di vita ma anche teatro di tragiche morti.

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