| Rifondazione Comunista Modena |
La Befana Comunista è andata all’Università di Modena e Reggio Emilia per consegnare simbolicamente un sacco di carbone alla rettrice, professoressa Rita Cucchiara, come atto politico contro la progressiva militarizzazione dell’Università e i suoi legami con il sistema militare italiano e israeliano.
Nel corso della sua attività professionale, la rettrice Cucchiara ha infatti promosso e coordinato, nel quadro di progetti accademici e scientifici internazionali, collaborazioni con università israeliane e ha diretto un progetto della NATO per lo sviluppo di un programma di riconoscimento facciale (BESAFE – Behavioral Learning in Surveilled Areas with Feature Extraction) in collaborazione con l’Università di Gerusalemme. Un progetto che si inserisce pienamente nel sistema di sorveglianza e controllo israeliano, utilizzato anche per il mantenimento delle colonie illegali nei territori palestinesi occupati.
Non meno grave è la recente decisione di aprire le porte dell’Università di Modena e Reggio Emilia a un corso di filosofia per cadetti, precedentemente respinto dall’Università di Bologna: una scelta che normalizza la presenza dell’apparato militare nei luoghi dell’istruzione.
Con questo gesto simbolico denunciamo il ruolo attivo di UniMoRe nel legittimare, attraverso la ricerca e la cooperazione accademica, un sistema di guerra, occupazione e repressione e chiediamo l’immediata interruzione di ogni relazione tra UniMoRe e il sistema universitario israeliano e istituzioni e aziende coinvolte, direttamente o indirettamente, nella produzione e fornitura di armamenti o in progetti a uso bellico o dual use.
La stessa richiesta la rivolgiamo alle istituzioni pubbliche modenesi, ai Comuni soci di aMo e ad aMo stessa, che continuano a mantenere rapporti con Tekapp, impresa italo-israeliana connessa al settore della difesa israeliana. È inaccettabile che enti pubblici continuino a intrattenere relazioni economiche e istituzionali con soggetti legati all’industria bellica di uno Stato responsabile di crimini contro l’umanità.
Di fronte all’inerzia e alla complicità della comunità internazionale, che rifiuta di imporre sanzioni contro i responsabili dell’annientamento del popolo palestinese, spetta alle istituzioni locali e accademiche assumersi una responsabilità politica chiara: interrompere ogni collaborazione, ogni accordo, ogni rapporto, anche economico, che contribuisca a legittimare il governo israeliano e il suo sistema istituzionale.
Uno Stato che da decenni impone un regime di apartheid al popolo palestinese e che oggi vede il proprio primo ministro e il ministro della Difesa accusati di genocidio davanti alla Corte Penale Internazionale non può e non deve essere considerato un interlocutore.



