La notizia è di ieri
Da settimane si sta dando per scontato che il campo largo sia deciso a presentarsi unito alle prossime politiche del 2027. Ma stando alle continue scaramucce e alle frecciatine che si lanciano a distanza quelli che, sulla carta, dovrebbero essere semplicemente degli alleati, la coalizione è tutt’altro che unita. Al di là delle (poche) passerelle pubbliche in cui hanno sfilato insieme (alcune delle quali fallimentari, come quella di Napoli a luglio dove c’è stata anche una contestazione di Potere al Popolo), si può dire senza timore di smentita che tra Elly Schlein e Giuseppe Conte non scorre buon sangue. E si è visto chiaramente quando nelle ultime ore l’ex premier ha di fatto minacciato il campo largo tuonando: “Non mi presto a un progetto annacquato, chiaro?”. Che suona tanto come un ‘faccio quello che dico io o me ne vado’.
Conte, del resto, è nella posizione giusta per farlo. Non ha il primo partito della coalizione, ma la sua percentuale (stando alle previsioni, fatte per essere smentite…) è fondamentale per il campo largo. Ha chiaramente, senza nasconderci dietro un dito, velleità di leadership. E sa, con le sue dichiarazioni, di mettere in difficoltà la sinistra. Il nodo principale, la politica estera: “Avete dato un mandato preciso. Vogliamo cambiare l’Italia. Se non si riesce a cambiare l’Italia e viene fuori un progetto diluito, annacquato perché poi iniziano i compromessi tra le singole forze politiche, dopo non dobbiamo scontentare gli Stati Uniti e dopo non dobbiamo scontare Bruxelles”. “Ora io ho questo mandato – ha aggiunto il leader M5s –, ho il mandato di confrontarmi con le altre forze politiche portando quello che è il frutto della sensibilità dal basso raccolta dai cittadini. Siete voi che mi state chiedendo di cambiare il Paese in quel modo lì che avete scritto e che avete votato”.
Il punto è che le parole di Conte non arrivano a caso, ma in risposta alla sua omologa Elly: “Il programma si scrive con l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi ma anche che uno non è che vale uno. A noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con fatica”. Si tratta, insomma, di rapporti di forza. Si finisce inevitabilmente lì. Altro che bene per il Paese e temi di sinistra. Le banche, gli extraprofitti, la lotta di classe: tutto, alla fine, si riduce a meri rapporti di forza interni. E allora, se si troverà un collante, lo sappiamo, sarà soltanto la volontà di battere la destra. Una nota di demerito per una coalizione nata non per un progetto comune, ma solo per sconfiggere un avversario. Una nota di demerito che però a sinistra rivendicano: “La priorità è battere la destra” ha ricordato Elisabetta Piccolotti a Radio Popolare, cercando di stemperare le polemiche sulla politica estera, ma palesando quanto detto: se ci sarà una coalizione, sarà solo per battere la destra. Mandando al macero la credibilità della Nazione, la stabilità costruita in questi anni e riconosciuta a livello internazionale e la governabilità del Paese.




