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“IL NUOTATORE DI AUSCHWITZ”: LO SPETTACOLO, PREVISTO AL RUGGERI PER IL 10 GENNAIO, È RIMANDATO AL 16 MARZO 2026

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La straordinaria storia di Alfred Nakache e la lezione di Viktor Frankl tornano in scena: un inno alla resilienza e alla ricerca di senso oltre l’orrore.

Si informa che lo spettacolo teatrale dedicato alla figura di Alfred Nakache, inizialmente previsto per il prossimo 10 gennaio, è stato posticipato. La nuova data della rappresentazione è fissata per lunedì 16 marzo 2026.

Lo spettacolo porta in scena l’incredibile vicenda umana e sportiva di Alfred Nakache, il nuotatore francese di origine ebraica che, prima di diventare il detenuto numero 172763 ad Auschwitz, era stato un primatista mondiale.

L’ATLETA CHE SFIDÒ IL GELO DEL LAGER

La narrazione ripercorre i giorni della prigionia, dove Nakache non smise mai di essere un atleta. Nonostante le privazioni e la crudeltà del campo, cercò la salvezza in un gesto di resistenza fisica e mentale quasi inimmaginabile: continuare ad allenarsi tuffandosi nelle acque gelide di un bacino idrico all’interno del campo. Quella determinazione incrollabile non solo gli permise di sopravvivere all’orrore, ma lo portò, una volta libero, a tornare alle competizioni e a stabilire un nuovo record mondiale.

L’INCONTRO IDEALE CON VIKTOR FRANKL

Ad arricchire la riflessione dello spettacolo è il parallelo con un’altra figura cardine del Novecento: lo psichiatra austriaco Viktor Frankl, anch’egli internato ad Auschwitz. Nel suo celebre diario e saggio scritto dopo la liberazione, Frankl analizzò proprio le reazioni di uomini come Nakache: coloro che sono riusciti a superare prove terribili trovando uno scopo per cui vivere.

UN MESSAGGIO DI SPERANZA

Lo spettacolo vuole restituire al pubblico queste due figure straordinarie per trasmettere una verità profonda: sebbene vivere comporti inevitabilmente sofferenza, è la ricerca di un senso a quella sofferenza – guardando al futuro con un obiettivo – a permettere all’essere umano di affrontare le sfide più dure. Attraverso la storia di Nakache, la scena si trasforma in un luogo dove scoprire, infine, il senso stesso dell’esistenza.

“Nakache non nuotava solo per sport, nuotava per restare un uomo. La sua storia ci insegna che anche nel buio più fitto, l’uomo ha il potere di scegliere il proprio scopo.”

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