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Guerra: i dati Istat confermano la necessità del salario minimo

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“I dati di oggi dell’Istat confermano la realtà di un mercato del lavoro con troppe sacche di sfruttamento e bassi salari. Non basta non volerne parlare, come fa la destra, per nascondere la necessità di una tutela di base, come quella offerta dal salario minimo, quando vediamo che il 10,7% dei lavoratori ha una retribuzione oraria sotto gli 8,8 euro. E che questa percentuale sale al 17,7% nelle attività commerciali e nei servizi e coinvolge un terzo delle persone che lavorano nelle professioni meno qualificate”.Così Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Pd.

“Non basta fingere che la precarietà non sia più un problema quando i dati ci dicono che chi la subisce è penalizzato due volte: meno ore retribuite e una retribuzione oraria inferiore di ben un quarto rispetto a chi lavora a tempo indeterminato. E che chi lavora part time ha una retribuzione oraria inferiore di più del 30% di chi lavora a tempo pieno. Non si possono chiudere gli occhi e dire che tutto va a meraviglia quando i dati dimostrano che chi è più colpito da questa profonda ingiustizia sono i giovani, a cui si nega il futuro, e le donne, imbrigliate in un gender gap che le colpisce anche al più alto livello di istruzione.
Una realtà contro cui come Partito democratico continueremo tenacemente a batterci, con le nostre proposte sul salario minimo, contro i contratti pirata, per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, contro gli usi distorti e truffaldini dei contratti di lavoro precari, per il diritto alla disconnessione, per i congedi paritari.  E cioè per uscire dalle sacche in cui ci porta uno sviluppo fondato sulla compressione salariale, e sconfiggere la supina accettazione di forme di lavoro che umiliano le persone, invece di valorizzarle”, conclude Guerra.

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