
“Vi porto il saluto della Conferenza nazionale delle Donne Democratiche che ha voluto fortemente questa occasione e lo faccio con emozione, perché questa iniziativa si svolge in un luogo che per noi non è soltanto una sede politica, ma è una casa democratica, uno spazio di comunità, di elaborazione e di responsabilità pubblica. E oggi, in questa casa, scegliamo di dire che la verità non è un esercizio commemorativo, ma un dovere politico.
La strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna è una ferita collettiva. Una ferita inferta alle vittime, alle loro famiglie, alla città, all’Emilia-Romagna, alla Repubblica. Ma è anche una pagina della storia d’Italia che ci obbliga a non arretrare mai davanti alla manipolazione, al revisionismo, alla rimozione. La democrazia vive solo se custodisce la memoria nella sua forma più esigente: la verità accertata, documentata, processuale, condivisa, raccontata dalle tante testimonianze femminili raccolte nel tempo.
Ringrazio Federica Mazzoni, che introduce questo incontro con il rigore e la passione di chi, a Bologna, continua a tenere insieme istituzioni, memoria e giustizia. Ringrazio Paola Pentimella Testa, che modera e accompagna un confronto necessario. Ringrazio Paolo Lambertini e, attraverso di lui, l’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto: senza la loro tenacia civile, la verità sarebbe stata più sola. Ringrazio Stefania Limiti, Andrea Speranzoni, Giovanni Vignali, per il lavoro prezioso di ricerca, competenza, parola pubblica e presidio democratico.
E voglio ringraziare in modo particolare Sara Poledrelli, autrice del podcast Lampi – 2 agosto 1980: perché rendere accessibile, viva, ascoltabile la verità delle vite, delle emozioni, dei passaggi che portano alla verità processuale è un’opera meritoria e necessaria. Significa parlare alle nuove generazioni e a tutte le generazioni senza semplificare, senza deformare, senza cedere alla retorica. Significa trasformare la memoria in conoscenza.
Grazie a Chiara Braga, che concluderà questa iniziativa, portando il senso di una responsabilità politica nazionale che non può essere intermittente.
Per noi Donne Democratiche questa postura non è laterale al nostro percorso: ne è parte costitutiva. La politica femminista che pratichiamo nasce dall’idea che la democrazia sia cura delle istituzioni, dei corpi feriti, delle parole vere, delle comunità colpite. Nasce dal rifiuto della violenza e dalla consapevolezza che ogni potere opaco, ogni depistaggio, ogni menzogna pubblica indebolisce prima di tutto la libertà delle persone.
Per questo siamo qui. Per dire che la verità sulla strage del 2 agosto non appartiene al passato, appartiene alla qualità della nostra democrazia presente. E custodirla è responsabilità di tutte e di tutti.”
Saluto di Roberta Mori
Portavoce nazionale




