PROGETTO HER, QUANDO SI PARLA DI DIRITTI È BENE CONOSCERE I FATTI

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Leggiamo con stupore le dichiarazioni del gruppo Alternativa per l’Unione sul progetto HER, finanziato attraverso il bando della Regione Emilia-Romagna dedicato alla promozione delle pari opportunità e al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere

Ci sorprende che si scelga di giudicare un progetto senza averne approfondito contenuti, obiettivi e risultati concreti, riducendo un percorso articolato e complesso a una semplice definizione di “corso di cucina o tè”. HER non è un corso di cucina. HER è un progetto socioeducativo rivolto alle donne, con particolare attenzione alle donne migranti, neoarrivate e a quelle che vivono condizioni di fragilità sociale, culturale o relazionale. È un percorso costruito per creare spazi di incontro, ascolto, inclusione, crescita personale e consapevolezza dei propri diritti. L’iniziativa si inserisce all’interno del più ampio lavoro del Tavolo Interistituzionale per il contrasto alla violenza maschile sulle donne, che coinvolge enti locali, servizi sociali, servizi sanitari, scuole, forze dell’ordine, associazioni e realtà del territorio. Un lavoro quotidiano che ha l’obiettivo di prevenire situazioni di isolamento e discriminazione, promuovere una cultura del rispetto e della parità e costruire reti di sostegno capaci di intercettare precocemente situazioni di fragilità e violenza.

È inoltre opportuno chiarire un aspetto fondamentale. La cifra di circa 22.000 euro richiamata nell’articolo non è destinata esclusivamente alle attività del progetto HER né ai singoli laboratori citati dall’opposizione. Si tratta di risorse regionali assegnate all’intero sistema di interventi promosso dal Tavolo Interistituzionale, che sviluppa azioni di prevenzione, sensibilizzazione, formazione, ascolto e sostegno rivolte alle donne e alla comunità nel suo complesso. Presentare queste risorse come se fossero destinate unicamente ad alcune attività laboratoriali restituisce quindi una rappresentazione parziale e non corrispondente alla realtà del progetto finanziato.

I laboratori citati dall’opposizione rappresentano soltanto alcuni degli strumenti educativi utilizzati per raggiungere gli obiettivi del progetto. Attraverso metodologie partecipative e percorsi di gruppo si affrontano temi fondamentali come la salute, la consapevolezza del proprio corpo, il benessere, l’autonomia personale, il contrasto alle discriminazioni, il riconoscimento dei diritti e la valorizzazione delle differenze culturali. Le attività sono state progettate dopo un percorso di ascolto diretto delle donne coinvolte, in collaborazione con il CPIA, il Centro per le Famiglie, professionisti sanitari, le amministrazioni comunali del territorio e l’Associazione Non Da Sola di Reggio Emilia, realtà che da anni opera nel sostegno alle donne e nella prevenzione della violenza di genere.

Parlare di diritti significa certamente garantire opportunità, autonomia economica e libertà di scelta, ma significa anche creare luoghi nei quali le donne possano sentirsi accolte, ascoltate e sostenute. Spesso proprio questi spazi rappresentano il primo passo per far emergere situazioni di disagio, isolamento o violenza che altrimenti resterebbero invisibili. I risultati ottenuti in questi primi mesi confermano la validità del percorso intrapreso. Da inizio 2026 il progetto ha coinvolto circa trenta donne nei comuni di Luzzara, Guastalla, Gualtieri, Reggiolo e Boretto. Ancora più significativo è il fatto che, grazie ai gruppi e agli spazi di ascolto creati, sono state intercettate e prese in carico quattro donne che hanno chiesto supporto per uscire da situazioni relazionali violente. Per noi questo significa fare politiche concrete per i diritti delle donne. Non limitarsi alle dichiarazioni di principio, ma costruire occasioni reali di partecipazione, autonomia, inclusione e prevenzione.

A settembre il progetto proseguirà con nuove attività nei CPIA del territorio e con l’attivazione di ulteriori gruppi in altri comuni dell’Unione, ampliando così una rete che sta già dimostrando di essere uno strumento utile per raggiungere donne che spesso faticano ad avvicinarsi spontaneamente ai servizi. Rispettiamo il ruolo dell’opposizione e il diritto di esprimere valutazioni critiche. Tuttavia riteniamo che il confronto pubblico debba partire dalla conoscenza dei progetti, dei loro obiettivi e dei risultati ottenuti, soprattutto quando si affrontano temi delicati come la promozione delle pari opportunità e il contrasto alla violenza maschile sulle donne.

Chi conosce il lavoro svolto quotidianamente dal Tavolo Interistituzionale sa che dietro questi progetti non ci sono iniziative estemporanee, ma un percorso condiviso tra istituzioni, operatori e associazioni che da anni lavorano sul territorio per prevenire la violenza, promuovere i diritti delle donne e costruire una comunità più inclusiva e consapevole. Le pari opportunità non si costruiscono con gli slogan. Si costruiscono ogni giorno attraverso il lavoro delle istituzioni, degli operatori, delle associazioni e delle donne che scelgono di mettersi in gioco. HER è esattamente questo: un progetto che mette al centro le persone, le relazioni, l’ascolto e la libertà di ciascuna donna di costruire il proprio percorso di autonomia e partecipazione nella comunità.

di Rita Bertazzoni

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