di Marco Rizzo
lavoro autonomo Si 55% No 45%
lavoro privato Si 46% No 54%
lavoro pubblico Si 42% No 58%
Il risultato del referendum è frutto della mentalità da tifosi in cui risiede la forza del bipolarismo destra – sinistra, le due facce della stessa medaglia. Nel referendum di Landini del 2025, la cosiddetta sinistra prese circa 13 milioni di voti. Oggi arriva a 15 milioni.
La destra invece che nel 2022, alle elezioni politiche, aveva preso quasi 13 milioni di voti, oggi ha superato di poco quella cifra, pagando non solo una pessima campagna elettorale, ma anche una politica estera e governativa in generale di contraddittoria ed antipopolare (adesione al Mercosur, armi e finanziamenti all’Ucraina, appoggio ad Israele, cerchiobottismo sulla guerra all’Iran, mancata riforma delle pensioni, adesione alle politiche UE e NATO, mancata politica verso le banche, multinazionali e colossi dell’energia, sicurezza ed immigrati, casi Santanchè e Delmastro).
Il merito della riforma era giusto, il potere delle correnti di potere nella magistratura era ed è una limitazione della democrazia.
La nostra posizione ha certamente saputo intercettare una attenzione anche sulla qualità generale della nostra relativa proposta politica, deve fare invece riflettere la tenuta del sistema bipolare che, anche in presenza di un ritorno dell’elettorato al voto, si schiaccia ulteriormente nel bipolarismo.
L’incapacità, purtroppo ancora attuale di intercettare l’attenzione del cosiddetto non voto merita una riflessione approfondita; un’analisi che nessuno ha fatto è che il SI al referendum risulta maggioritario nelle regioni più produttive del paese (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia) ed anche, sociologicamente, nel lavoro autonomo rispetto a quello privato e pubblico. La percezione del ruolo di cambiamento che si può avere dalle classi medie e dal lavoro autonomo non è in questo senso assolutamente peregrina. Torneremo sul tema della politica estera legata a quella economica ed energetica che, sulla base della guerra, risulta lo snodo strategico che stravolgerà il Paese che mai come oggi necessita di un ‘cambiamento dello stato presente di cose’.
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