di Flavio Bertozzi
Calze. Mutande. Vestaglione di flanella. Tavolinetto di fronte al televisore. Frittatona di cipolle. Famigliare di Peroni gelata. Tifo indiavolato. Rutto libero. E – aggiungo io – pure una bella scorta di Red Bull per tenermi bello sveglio. Signore e signori, questa notte sono andato a letto alle due. E tutto questo ‘soltanto’ per potervi regalare le pagelle delle 30 canzoni dei big della 76esima edizione del Festival di Sanremo…
Ditonellapiaga (Che fastidio) voto 8 – I balletti su TikTok, con questo tormentone (o tormentino?) dal ritmo indiavolato, sono assicurati. Nuntereggae più versione 2.0 che può arrivare tra le prime cinque. Forse anche più in alto, eh.
Michele Bravi (Prima o poi) voto 7 – Ballata delicata, intensa. Bella orchestrazione. E poi, la voce del sempre elegantissimo Bravi, ha un’identità ben precisa.
Sayf (Tu mi piaci tanto) voto 6,5 – Niente rap, per uno degli idoli della Generazione Z. Ma chitarre gipsy, un testo impegnato e un ritornello che ti entra subito nella testa.
Mara Sattei (Le cose che non sai di me) voto 2 – Una certezza granitica: questa (bolsa, stucchevole, quasi anacronistica) canzone è così piena di melassa che, da sola, sarebbe in grado di sterminare l’intero reparto di Diabetologia del Bufalini.
Dargen D’Amico (AI AI) voto 6,5 – Pezzo (come da copione) danzereccio, con testo legato all’attualità. Sufficienza piena. Pienissima. Anche se l’interprete di Dove si Balla, in passato, ha fatto sicuramente di meglio.
Arisa (Magica favola) voto 5,5 – Lei è brava, eh. Brava per davvero.Maquel ritornello con quell’arrangiamento da colonna sonora in stile cartoon Disney ce lo poteva anche risparmiare. Occasione persa.
Luchè (Labirinto) voto 5 – Costruzione lenta, esplosione controllata, intonazione rivedibile.Brano street urban che non convince per nulla. Bocciato.
Tommaso Paradiso (I romantici) voto 7 – Tommaso Paradiso fa ‘semplicemente’ il…Tommaso Paradiso. Né più, né meno. Malinconia a profusione e synth anni 80 a vagonate. Pezzo da podio.
Elettra Lamborghini (Voilà) voto 4 – C’è l’iconico ‘Elettraaaaa, Elettra Lamborghiniiii..’. C’è il suo seno da urlo. Ed allora, tutti i maschietti dello Stivale, sono già a posto così. La canzone però, diciamolo pure, è da film horror.
Patty Pravo (Opera) voto 7 – L’ex ragazza del Piper non si discute a priori. Anche se, la sua voce, non è ovviamente più quella di un tempo. Eleganza immensa. E fascino senza tempo. Lunga vita alla Divina. Che andrebbe clonata subito. Subito.
Samurai Jay (Ossessione) voto 5 – Ed eccovi servita la quota reggaeton di questo Festival. Pezzo che può andare bene (anzi, benissimo) per una festa organizzata dal Gatteo Mare Summer Village, non però all’Ariston di Sanremo.
Raf (Ora e per sempre) voto 4 – L’interprete di Self Control, per il suo atteso (da chi?) ritorno al Festival dopo 11 anni di assenza, avrebbe potuto osare di più. Pezzo incolore, senza brio, fiacco.
J-Ax (Italia starter pack) voto 7 – Luoghi comuni dell’Italia decantati in salsa country: ok, la formula è giusta. Diciamo pure giustissima. Futura hit da alta rotazione radiofonica. Scommettiamo?
Fulminacci (Stupida fortuna) voto 8,5 – Canzone indie che profuma (anche) un po’ di Lucio Dalla. Il testo dice ‘…passeranno le classifiche e i Sanremi…’. Questo brano, però, potrebbe restare. A lungo.
Levante (Sei tu) voto 7 – Terzo Sanremo, per la brava la cantautrice siciliana. Che, anche questa volta, riesce a sfornare una gran bella canzone. Pezzo non immediato, ma di gran qualità. Da riascoltare.
Fedez & Masini (Male necessario) voto 7,5 – Una sorta di autoanalisi e di sfogo pubblico a due voci. Ma anche un incontro (secondo me perfettamente riuscito) tra due generazioni sulla carta molto lontane tra loro. I veri favoriti.
Ermal Meta (Stella stellina) voto 6,5 – Una ninna nanna impossibile per una bimba palestinese che non c’è più: atmosfera orientaleggiante, echi alla Bregovic, gran arrangiamento e il testo più bello in assoluto del Festival.
Serena Brancale (Qui con me) voto 6 – Questa volta, per la Zia, niente tormentone.Ma una ballata dedicata alla madre scomparsa. Pezzo paraculo (tanto per intenderci: un pezzo alla Cristicchi…) che può tranquillamente regalare un podio.
Nayt (Prima che) voto 6,5 –Testo tutt’altro che banale, tutt’altro che scontato. Rap crudo ma musicale, arricchito anche da archi in salsa sanremese.
Malika Ayane (Animali notturni) voto 7 – Funky disco nottambulo ed elegante. Ritornello dal forte impatto. Grande ritorno per una delle grandi regine della musica italiana.
Eddie Brock (Avvoltoi) voto 7 – Il pezzo – più pop e meno indie del previsto – c’è. Eccome se c’è. E chissenefrega se c’è pure qualche pesante stonatura. Mezzo voto in più per l’assolo finale di chitarra un po’ alla Vasco Rossi.
Sal Da Vinci (Per sempre sì) voto 4,5 – Chiudete per un attimo gli occhi. E pensate al Castello delle Cerimonie. Fatto? Bene, questo pezzo allora è proprio la colonna sonora ideale per uno di quei matrimoni ‘targati’ Napoli. Brividi trash.
Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare) voto 6,5 – Una bella ballata senza un vero e proprio ritornello. Ma comunque una gran bella ballata. Pezzo che può crescere ascolto dopo ascolto.
Tredici Pietro (Uomo che cade) voto 7 – Il figlio minore di Gianni Morandi, dopo una falsa partenza legata a un microfono malandrino, non delude. Più pop che rap. Ma d’altronde siamo pure sempre a Sanremo. Gran bel ritornello.
Bambole di Pezza (Resta con me) voto 6 – Da questa band tutta al femminile mi aspettavo un pezzo rock. Ma tale canzone sta al vero rock allo stesso modo in cui i Queen di Freddie Mercury stavano al liscio di Raoul Casadei.
Chiello (Ti penso sempre) voto 6,5 – Personaggio quasi indecifrabile, questo ragazzo dall’acconciatura strana e dall’aria buffa. Il brano, però, è carino. Con una sua identità ben precisa.
Maria Antonietta & Columbre (La felicità e basta) voto 7,5 – Pop elettronico leggero (ma intelligente) con un arrangiamento vintage anni 70/80. Bravi. Bravi per davvero.
Leo Gassmann (Naturale) voto 1 – Domanda: ma perché ogni due (o tre) anni qui al Festival dobbiamo sorbirci le canzoni di questo (sopravvalutatissimo) figlio di papà? Chiedo per un amico, eh.
Francesco Renga (Il meglio di me) voto 6,5 – L’ex leader dei Timoria (giunto alla sua 11esima partecipazione), qui a Sanremo, è una certezza. Un po’ come l’abbronzatura di Carlo Conti. Un po’ come la falsa modestia di Laura Pausini.
Lda & Aka7even (Poesie clandestine) voto 2 – Pezzo irricevibile che durerà il tempo di un temporale estivo. Pardon, il tempo di una scoreggia. Non so se mi spiego, eh. Passo e chiudo. Ci rivediamo (forse) per il Festival 2027.



