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Negli ultimi anni il curling ha conquistato una visibilità crescente grazie ai Giochi Olimpici Invernali, dove immagini e termini tecnici sono entrati nel linguaggio quotidiano anche tra chi non aveva mai seguito questo sport
Nel curling esiste un termine che sorprende chi lo ascolta per la prima volta: casa. Non indica un edificio, né uno spazio abitativo, ma il bersaglio disegnato sul ghiaccio dove le pietre devono fermarsi. Eppure la scelta del nome non è casuale. La parola richiama l’idea di casa come luogo centrale, protetto e definito, un concetto che attraversa la cultura scozzese da cui nasce il curling.
Il linguaggio sportivo spesso prende in prestito parole quotidiane e le trasforma in simboli tecnici, creando connessioni inattese tra mondi diversi. Nel caso della casa, il passaggio da ambiente domestico a obiettivo sportivo racconta un’evoluzione linguistica e culturale affascinante. Comprendere il significato del termine permette di leggere questo sport con occhi diversi e allo stesso tempo riflettere su come il concetto di casa entri nell’immaginario collettivo. Non è una metafora forzata: è una storia di parole, tradizioni e simboli che si trasformano nel tempo. Una storia che parte dal ghiaccio scozzese e arriva fino alla cultura contemporanea.
Origine del termine casa nel curling
Il curling nasce in Scozia tra il XVI e il XVIII secolo, quando i giocatori facevano scivolare pietre su superfici ghiacciate naturali. In origine non esisteva una terminologia uniforme: i campi venivano tracciati con segni semplici e il bersaglio veniva identificato come punto centrale del gioco. Con il tempo, quando le regole si consolidarono e i campi divennero più strutturati, si iniziò a usare il termine casa per indicare l’area principale dove le pietre dovevano fermarsi.
Il contesto scozzese e il linguaggio quotidiano
Nelle comunità scozzesi la casa rappresentava il fulcro della vita sociale, soprattutto nei lunghi inverni. Chiamare “casa” il bersaglio del curling significava evocare un luogo familiare e riconoscibile. Non era solo una scelta tecnica, ma una parola immediata, comprensibile e profondamente radicata nella cultura locale.
Dal bersaglio al concetto simbolico
Nel tempo il termine si è stabilizzato nelle regole ufficiali. Oggi la casa è composta da cerchi concentrici colorati e rappresenta la zona in cui si determina il punteggio. Il nome è rimasto, anche quando il curling si è diffuso a livello internazionale, segno della forza delle tradizioni linguistiche originarie.
Molti sport utilizzano termini come target, goal o center. Il curling ha mantenuto una parola domestica. Questo dettaglio racconta molto dello spirito originario del gioco: un’attività comunitaria, praticata all’aperto, dove il linguaggio restava vicino alla vita quotidiana.
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