Le ragioni del cosiddetto “coprifuoco” o “fine della notte” a Bologna, secondo quanto spiegato dal rappresentante dei commercianti Zucchini nel testo, sono legate a un cambio di abitudini antropologico accelerato dalla pandemia, che vede una radicale riduzione della vita notturna dopo la mezzanotte.
Nello specifico, le cause principali identificate sono:
- Meno studenti universitari a frequentare le ore notturne.
- Turisti con abitudini diverse, i quali tendono ad alzarsi molto presto al mattino per esplorare la città e i dintorni, evitando di conseguenza di fare tardi la sera.
- Invecchiamento della popolazione locale, con una vita dei bolognesi che si è progressivamente “spostata” e adattata a ritmi anagrafici differenti.
- Giovani più casalinghi, descritti come molto più inclini a rimanere a casa rispetto alle generazioni precedenti.
A queste dinamiche sociali si aggiunge la posizione del sindaco Lepore, il quale sottolinea che il modello commerciale cittadino non deve necessariamente basarsi sempre e solo sulla movida, invitando alla cautela rispetto a una potenziale liberalizzazione delle aperture serali ovunque.
I dati sulla chiusura dei negozi
Negli ultimi sei anni, la crisi del commercio di prossimità ha registrato numeri significativi sul territorio bolognese:
- 1.360 negozi in totale hanno abbassato definitivamente la serranda nell’intera area metropolitana.
- 683 chiusure si sono concentrate esclusivamente all’interno del comune capoluogo (indicato con l’espressione storica “sotto le Due Torri”), rappresentando circa la metà del totale metropolitano.
I dettagli della raccolta firme di Confesercenti
L’iniziativa della Confesercenti nazionale è una proposta di legge di iniziativa popolare che punta a tutelare il commercio e i servizi di vicinato. I punti chiave sono:
- Obiettivo firme: La raccolta ha quasi raggiunto quota 50.000 firme in tutta Italia, la soglia necessaria per presentare ufficialmente il testo in Parlamento.
- Zone Economiche Speciali (ZES) di prossimità: La proposta prevede l’introduzione di agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche mirate per i piccoli esercenti.
- Copertura finanziaria: Le risorse per sostenere queste tutele verrebbero recuperate attraverso una maggiore tassazione dei grandi player del commercio online (e-commerce).
- Parità di regole: La denuncia (espressa dal direttore Loreno Rossi) evidenzia la disparità con l’e-commerce, accusato di pagare le tasse all’estero e di sfruttare i dati degli utenti locali, ricordando che ben 1.000 comuni italiani sono ormai privi di un negozio di alimentari e che spendere nei piccoli negozi trattiene sul territorio 70 euro ogni 100 spesi.
Le posizioni della giunta comunale sulla rigenerazione urbana
Il sindaco Matteo Lepore e l’assessora Luisa Guidone affrontano il tema legandolo alle grandi opere e a un’idea di città non esclusivamente basata sulla movida:
- La vocazione delle aree rigenerate: Riferendosi a aree centrali come via Riva Reno (interessata dai cantieri del tram e dalla riapertura del canale sotterraneo), il sindaco dichiara che occorre attendere l’attivazione del tram e l’arrivo del flusso di persone al capolinea per dare all’area “il tempo di scegliere la sua vocazione”.
- Cautela sulle aperture serali: Lepore rifiuta l’equazione secondo cui rigenerazione o sviluppo commerciale debbano tradursi sempre e solo in “movida”, dichiarandosi contrario a estendere le aperture serali in modo indiscriminato ovunque.
- Puntare sugli hub urbani: L’assessora Guidone ricorda la collaborazione attiva in questi anni con le associazioni di categoria per rivitalizzare i mercati rionali e puntare su hub urbani e distretti locali, sollecitando al contempo il governo nazionale a intervenire sul dossier commercio.




