La maggioranza di governo propone la riapertura dei termini del condono edilizio 2003 e la sanatoria delle lottizzazioni pre-1985Condividi
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Il dibattito sulla regolarizzazione del patrimonio immobiliare italiano si riaccende bruscamente in Parlamento. Nelle ultime ore, le forze della maggioranza di governo hanno rilanciato con forza una nuova proposta di condono edilizio, depositando una serie di emendamenti cruciali nel quadro della riscrittura del nuovo Codice dell’Edilizia e delle Costruzioni (il nuovo Testo Unico dell’Edilizia).
L’iniziativa mira a sbloccare una mole imponente di pratiche amministrative rimaste incagliate nella burocrazia locale per oltre un ventennio, offrendo ai proprietari una nuova finestra temporale per sanare le difformità strutturali e volumetriche dei propri immobili.
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Si torna a parlare di condono edilizio: lo scenario
La presentazione di queste proposte di modifica rappresenta la prosecuzione di una strategia politico-economica che la maggioranza sta portando avanti con determinazione. Non si tratta infatti di una novità assoluta, bensì del culmine di un percorso iniziato già sul finire dello scorso anno e reiterato nei primi mesi del 2026.
La necessità di intervenire sul “mattone” risponde a una duplice esigenza: da un lato, dare certezza giuridica a milioni di cittadini che possiedono immobili con irregolarità volumetriche insanabili secondo le regole ordinarie; dall’altro, immettere liquidità nel circuito economico e rimpinguare le casse dei Comuni attraverso l’incasso delle oblazioni e degli oneri concessori.
La scelta di inserire tali norme all’interno del Testo Unico dell’Edilizia viene considerata dai proponenti come la sede naturale ed organica per ridefinire i titoli abilitativi e le tolleranze costruttive, superando la logica dei decreti d’urgenza frammentati che hanno caratterizzato gli scorsi anni.
Cosa prevede la proposta di riapertura del condono 2003
Il pilastro principale della nuova iniziativa legislativa è costituito dall’emendamento presentato da Forza Italia, volto a disporre formalmente la riapertura dei termini del terzo condono edilizio nazionale (introdotto originariamente dall’articolo 32 del Decreto Legge 269/2003 sotto il governo Berlusconi). La disposizione consentirebbe la presentazione di nuove istanze di sanatoria o, in alternativa, il riesame e lo sblocco di quelle vecchie pratiche che erano state rigettate o sospese a causa dei severi limiti applicativi imposti all’epoca.
L’aspetto più dirompente dell’emendamento riguarda il superamento dei vincoli paesaggistici e ambientali “relativi”. Se la norma venisse approvata, diventerebbero suscettibili di sanatoria anche le opere realizzate in aree sottoposte a tutela, a patto che non sussista un vincolo di inedificabilità assoluta e che venga ottenuto il parere favorevole delle autorità preposte. Questa estensione punta a risolvere il cortocircuito amministrativo che in molte regioni, come la Campania e il Lazio, ha reso di fatto inapplicabile il condono del 2003 per una vastissima platea di immobili residenziali.
La sanatoria delle lottizzazioni abusive pre-1985
In stretta sinergia con la proposta di Forza Italia, la Lega ha avanzato un emendamento focalizzato sulla sanatoria urbanistica delle lottizzazioni abusive realizzate prima del 1° ottobre 1985 (data spartiacque del primo condono edilizio guidato dalla Legge 47/1985). La misura punta a conferire ai Comuni poteri straordinari per modificare i propri strumenti urbanistici e i piani territoriali vigenti.
L’obiettivo è integrare legalmente interi quartieri ed insediamenti nati spontaneamente decenni fa, consentendo ai proprietari di risanare la propria posizione catastale e urbanistica. Attraverso questa regolarizzazione collettiva, le amministrazioni locali potrebbero finalmente completare le opere di urbanizzazione primaria (strade, fognature, illuminazione pubblica) attingendo direttamente dai fondi raccolti tramite le sanzioni e i contributi di riscatto versati dai cittadini coinvolti.
L’impianto base del condono 2003 prevedeva limiti precisi per l’ammissibilità: per le nuove costruzioni residenziali il tetto massimo era di 750 metri cubi per singola richiesta, mentre per gli ampliamenti il limite era stabilito entro il 30% della volumetria originaria. La nuova proposta intende riattivare questa griglia estendendone l’applicabilità geografica e vincolistica.
Le reazioni delle opposizioni
La mossa della maggioranza ha prevedibilmente scatenato un durissimo scontro nell’arena politica nazionale. I rappresentanti delle opposizioni, guidati dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, sono insorti definendo il provvedimento “un affronto intollerabile alla legalità e alla tutela del territorio”. Secondo i parlamentari di minoranza, l’introduzione di sanatorie tombali e il colpo di spugna sulle lottizzazioni abusive rappresentano un premio inaccettabile per chi ha violato sistematicamente le leggi urbanistiche, penalizzando al contempo la stragrande maggioranza dei cittadini onesti.
A supportare la linea delle opposizioni vi sono anche le forti preoccupazioni espresse dalle associazioni ambientaliste. In un contesto nazionale fortemente segnato dalla fragilità idrogeologica e dagli eventi climatici estremi, la possibilità di sanare manufatti in aree precedentemente protette viene vista come un moltiplicatore di rischio per l’incolumità pubblica e un incentivo psicologico a compiere nuovi abusi, confidando in futuri e ciclici provvedimenti di clemenza statale.




