Cosa gli vuoi dire al povero Ashley Cole? Nulla. Al momento non gli puoi dire nulla. Agli Americani invece…
Al suo primo (tragico, abominevole) vernissage in bianconero ha stravolto modulo, ruoli e certezze. Ma al momento cosa gli puoi dire al povero Ashley Cole? Nulla. Non gli puoi dire davvero nulla. Per tanti (troppi) motivi. Si possono invece (ri)dire tante cose agli Americani. Americani che – per motivi al gusto di marketing, di ignoranza calcistica e di pura arroganza – in un colpo solo hanno deciso (scelleratamente, stupidamente) di affidare la squadra a un allenatore che fino a una manciata di giorni fa non sapeva nemmeno dove fosse sistemata Cesena sulla cartina geografica.
Hanno deciso di far uscire una volta per tutte dai gangheri il sempre abbronzatissimo Filippo Fusco. Di minare ulteriormente la salubrità di uno spogliatoio infarcito (anche) di spocchiose primedonne e di permalosissime seconde linee che la B la dovrebbero vedere solo alla tv. Di mettere a repentaglio un piazzamento nei play-off che sino a un mesetto fa sembrava a dir poco in cassaforte.
Di – visto anche il terrificante calendario che attende il Cesena da qui alla fine del campionato (Catanzaro, Südtirol, Juve Stabia, Palermo, Sampdoria, Carrarese e Padova) – far riaffiorare definitivamente nelle menti del popolo bianconero quel funesto ricordo legato alla sciagurata retrocessione in Serie C del 2000 ‘targata’ Walter Nicoletti. Una retrocessione, quella consumatasi ventisei anni fa in riva al Savio, al sapore di Tafazzi. Di harakiri. Di mediocrità. Di omertà. Di tradimenti. Di sospetti atroci. Di vergogna.
La vergogna quella vera, eh. La vergogna con la V maiuscola. La vergogna che non si cancella con un semplice colpo di spugna. La vergogna che ti distrugge dentro. Una vergogna che, questa piazza, non merita assolutamente di rivivere. Né ora né mai più.
E allora te lo dico (che fastidio!)
Se vuoi te lo ripeto (che fastidio!)
L’amico dell’amico senza invito che fa il figo, che fallito




