L’appuntamento è domani, martedì 27 gennaio, alle ore 21.00 presso la Sala Antico Portico di palazzo Ducale
TRA LE PAGINE DI PRIMO LEVI

Il cuore dell’incontro sarà dedicato all’approfondimento del tragico contesto dei lager nazisti. La riflessione si snoderà attraverso l’analisi e la lettura di brani scelti di due giganti della letteratura testimoniale: Primo Levi e Giacomo Debenedetti.
Non solo una ricorrenza, ma un’occasione di approfondimento critico per non dimenticare. In occasione del Giorno della Memoria, il Comune di Guastalla promuove un incontro di alto valore civile e culturale che si terrà domani, martedì 27 gennaio, alle ore 21.00, nella suggestiva cornice della Sala Antico Portico di Palazzo Ducale.
L’evento, dal titolo “Giorno della Memoria: tra letteratura e testimonianza”, vedrà protagonista il professor Gino Ruozzi, docente universitario, che dialogherà con l’assessore alla Cultura Fiorello Tagliavini. Al centro della serata, il delicato equilibrio tra il rigore della storia e la potenza narrativa della grande letteratura del Novecento.

L’obiettivo è offrire strumenti critici e narrativi per comprendere una delle pagine più drammatiche del secolo scorso, trasformando il dolore individuale in una memoria condivisa, collettiva e consapevole.
Oltre al focus sulle deportazioni, il professor Ruozzi offrirà una panoramica sul complesso tessuto sociale e culturale dell’epoca, aiutando il pubblico a comprendere le radici e le conseguenze di una tragedia che ha segnato indelebilmente l’Europa.
LA MEMORIA-Giacomo Debenedetti.

Dopo l’episodio della Celeste,
Debenedetti introduce un flashback per raccontare il famoso episodio dei 50 kg di oro. Prima di narrare questo antefatto del rastrellamento, si lascia però andare ad alcune interessanti (e, aggiungo io, controverse) considerazioni sugli ebrei.
Contrariamente all’opinione diffusa, gli ebrei non sono diffidenti. Per meglio dire: sono diffidenti, allo stesso modo che sono astuti, nelle piccole cose, ma creduli e disastrosamente ingenui in quelle grande. Verso i tedeschi furono, e si mostrarono, ingenui quasi con ostentazione. I motivi che se ne possono dare sono parecchi. Persuasi da secolari esperienze che il loro destino sia di essere trattati come cani, gli ebrei hanno un disperato bisogno di simpatia umana: e per accattarla, la offrono. Fidarsi della gente, abbandonarvisi, credere alle loro promesse, appunto una prova di simpatia. Si comportarono così anche coi tedeschi? Sì, purtroppo. Coi tedeschi poi giocava anche il classico atteggiamento degli ebrei di fronte all’Autorità. Fin dalla prima caduta di Gerusalemme, l’Autorità ha esercitato sugli ebrei un potere di vita e di morte assoluto, arbitrario, imperscrutabile.

Così, racconta Debenedetti, gli ebrei si fidarono dei tedeschi, non credendo alla Celeste, fiduciosi che la consegna dei 50 kg di oro avrebbe rappresentato la loro salvezza. Debenedetti descrive nei dettagli la febbrile raccolta dell’oro e il pietoso tentativo di ottenere una ricevuta dal capitano Schulz.



