Bogdaproste
Che Dio perdoni le tue morti

progetto e regia Catherine Bertoni de Laet
drammaturgia Francesco Maruccia, Catherine Bertoni de Laet
con (in o. a.) Monica Buzoianu, Flavio Capuzzo Dolcetta, Leonardo Castellani, Francesco Maruccia, Alberto Pirazzini, Giacomo Toccaceli
scene Paolo Di Benedetto
costumi Margherita Platé
luci Giovanni Voegeli
sound design Brian Burgan
consulente alla drammaturgia Tindaro Granata
foto di scena Luca Del Pia
referente di produzione Alice Cinzi
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
presentato nell’ambito del FIT Festival 2022

durata 75 minuti

prima nazionale

 

di, Debora Pietrobono
Dal 25 al 27 novembre va in scena al Teatro delle Moline di Bologna, in prima nazionale dopo il debutto a Lugano, lo spettacolo Bogdaproste – Che Dio perdoni le tue morti della giovane regista Catherine Bertoni de Laet, classe 1994, alla sua prima prova registica.
Il testo, scritto dalla stessa Bertoni a quattro mani insieme al coetaneo Francesco Maruccia, mette in scena una tragedia famigliare che riflette su questioni di identità e appartenenza, in stretto dialogo con il tema della memoria nello scorrere degli anni. Al centro di Bogdaproste – il cui significato in lingua rumena è “che dio perdoni le tue morti” – vi è infatti il rapporto con il tempo e con il ricordo.
Traendo ispirazione dalla figura di Medea, i due artisti riformulano le vicende del mito raccontando di una madre straniera che precipita nella ricostruzione di luoghi violenti e violati della sua memoria. La narrazione inizia nel delirio di un sogno che si confonde con la realtà: la donna, pensando di proteggere i figli e persa nel proprio labirinto interiore, finisce per dare fuoco alla loro casa. Anni dopo ritroviamo i quattro fratelli sopravvissuti che, cresciuti separatamente, si confrontano con la ricostruzione e la responsabilità del ricordare, con il dialogo che il passato esige. Il confronto, l’accusa, il sospetto viaggiano tra i loro corpi in modo crudo, tagliente e pericoloso, senza trovare un linguaggio comune. Il rapporto tra i personaggi manifesta l’inevitabile assenza di qualcosa, l’incapacità di raccogliere i frammenti lasciati in eredità dalle madri e trovarne un incastro che possa dar loro significato.

«Come nel mito – commenta la regista – ogni cosa che si muove non è mai solo se stessa, e scavando nelle parole si possono trovare corpi inaspettati. Il rapporto tra le due figure delineate come Giasone e Medea può in maniera evidente racchiudere il significato di un dialogo tra popoli, così come le parole di lei possono e vogliono custodire il dolore di una Terra devastata dall’Uomo. Le loro voci si muovono in un ambiente sonoro che altera, allarga, distorce il tempo in maniera quasi onirica, mettendo distanza, ma soprattutto minaccia in questi corpi mitici, sovrannaturali. Ed è dinnanzi a loro che arrivano invece fragili e spogli i corpi di un’umanità quasi impreparata al confronto con il Tempo, ma che inavvertitamente sprofonderà, attraverso gli intuiti e i ricordi nascosti nella carne, nella complessità di cui sono figli».

Catherine Bertoni de Laet (1994) intraprende un percorso universitario di indirizzo scientifico in Belgio. Rientrata in Italia, inizia una formazione artistica a Roma, dove lavora con Fabiana Iacozzilli, Francesco Zecca, Lorenzo Gioielli e Francesco Sala. Si diploma alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano, dove incontra Antonio Latella, Romeo Castellucci, Mauro Avogadro e Serena Sinigaglia. I quattro anni di formazione portano alla costituzione nel 2021 di un gruppo di lavoro composto da Monìca Mihaela Buzoianu, Flavio Capuzzo Dolcetta, Leonardo Castellani, Francesco Maruccia, Alberto Pirazzini e Giacomo Toccaceli. Come interprete partecipa all’allestimento di Doppio sogno di Schnitzler/Favaro con la regia di Carmelo Rifici, con cui collabora anche per il progetto digitale Ci guardano – prontuario di un innocente. Come assistente alla regia lavora con Filippo Ferraresi nel suo debutto al Piccolo Teatro di Milano con de Infinito Universo e ne La traviata diretta da Markus Poschner con la regia di Carmelo Rifici.

Francesco Maruccia (1994) nasce in Salento ma cresce nella periferia di Roma. Dopo la maturità classica, inizia il suo percorso teatrale all’interno del circuito dei teatri off di Roma. Nel 2021 si diploma in recitazione alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano diretta da Carmelo Rifici. Nel suo percorso accademico ha modo di studiare con alcuni dei principali artisti della scena italiana, tra cui Carmelo Rifici, Mauro Avogadro, Massimo Popolizio, Alessio Maria Romano, Giovanni Crippa e Antonio Latella. Nello stesso anno viene diretto da Carmelo Rifici in Ci guardano – prontuario di un innocente, nell’ambito del progetto digitale del LAC Lingua Madre. Capsule per il futuro. In qualità di autore, debutta con il monologo Tre preghiere e un atto di dolore (2021) di cui è anche interprete. Biglietteria: dal martedì al sabato dalle ore 11.00 alle 14.00 e dalle 16.30 alle 19.00 Tel. 051 2910910 – biglietteria@arenadelsole.it | bologna.emiliaromagnateatro.com