L’assessora Filippi ha risposto all’interrogazione di Modena sociale e Lega Modena. “La condivisione dello spazio stradale comporta più attenzione da parte degli utenti”

“Condividere lo spazio stradale tra mezzi diversi, con adeguate segnalazioni, comporta che tutti gli utenti, in particolare gli automobilisti, prestino maggiore attenzione. Nei Paesi in cui è stato applicato, questo nuovo principio si è dimostrato efficace in termini di sicurezza e per farlo conoscere abbiamo in programma campagne informative a cura della Polizia locale”.

Lo ha affermato l’assessora alla Mobilità sostenibile Alessandra Filippi nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 18 novembre rispondendo all’interrogazione illustrata dalla consigliera Beatrice De Maio (Modena sociale, al tempo della presentazione Lega Modena) e firmata anche da Lega Modena sulla pista ciclabile di via Morane. La consigliera ha parlato di “preoccupante grado di pericolosità” della nuova ciclabile che, presentando solo il tracciato della segnaletica orizzontale, “lascia gli utenti completamente esposti alla sede stradale” e, in particolare in prossimità del semaforo all’incrocio con via Gobetti, “la corsia utilizzata per svoltare a destra è impegnata quasi interamente dalla pista ciclabile, con le autovetture costrette ad invadere lo spazio della ciclabile stessa o della corsia adiacente, in un punto dove si creano già code e ingorghi a causa del passaggio a livello”. De Maio ha quindi chiesto se sono state riscontrate problematiche “e se sono previste modifiche per migliorare le criticità”.

L’assessora ha spiegato che gli interventi realizzati lungo strada Morane si inseriscono all’interno di un quadro azioni urgenti sulla rete ciclabile in relazione all’emergenza sanitaria da Covid-19, per creare una vera e propria Rete di mobilità d’emergenza. “Tali azioni sono state approvate dal Consiglio Comunale a luglio 2020 – ha precisato l’assessora – contestualmente al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, risultando perfettamente coerenti con i principi e gli obiettivi del Pums stesso e, in certi casi, anticipando addirittura l’attuazione di alcune sue previsioni”.

Filippi ha ricordato che “la realizzazione di una Rete di mobilità ciclabile d’emergenza è stata incentivata a livello nazionale e regionale all’interno delle disposizioni sulla pianificazione della mobilità emergenziale post-Covid”. Gli interventi della mobilità d’emergenza, che contengono anche alcune novità del Codice della strada (corsie ciclabili e case avanzate), sono stati finanziati, infatti, da risorse derivanti dal Progetto “Bike to Work per la III Fase del Covid-19” della Regione Emilia-Romagna. “L’obiettivo – ha proseguito – era quello di incentivare ulteriormente la mobilità ciclabile e pedonale e far fronte tempestivamente al rischio di un uso insostenibile dell’auto privata dovuto, in primis, al calo dell’utilizzo dei trasporti pubblici, sia per la contrazione dell’offerta di trasporto per l’applicazione delle misure di distanziamento sociale, sia per la diffusa percezione di minor sicurezza sanitaria nell’utilizzo dei mezzi collettivi”.

L’assessora ha spiegato che, nella progettazione, si è prediletta la realizzazione di percorsi di tipo monodirezionale ricavati dagli spazi stradali già a disposizione (sul lato destro delle corsie veicolari), nell’ottica di disporre nel più breve tempo possibile di percorsi efficienti e più sicuri per i ciclisti che già percorrevano l’infrastruttura sulla carreggiata. Laddove le geometrie stradali e le condizioni lo consentivano, si è proceduto alla realizzazione di piste ciclabili su corsia riservata ricavata da carreggiata e, limitatamente ai tratti in cui gli spazi e le caratteristiche della strada non sono risultati idonei, si è ricorso alla realizzazione della corsia ciclabile, cioè percorsi delimitati da una striscia bianca continua e discontinua che, per brevi tratti, possono essere a uso promiscuo tra mezzi differenti. “In alcuni tratti di strada Morane – ha ribadito – la corsia ciclabile può essere impegnata da altri veicoli se le dimensioni della carreggiata non ne consentono l’uso esclusivo ai velocipedi, purché venga sempre garantita loro la precedenza. Sulla via – ha aggiunto – sono stati realizzati ulteriori interventi a favore della sicurezza della mobilità dolce: il potenziamento della segnaletica orizzontale e verticale con lampeggianti all’attraversamento pedonale presente in corrispondenza delle vie Brescia-Arquà; la riduzione dei raggi di curvatura degli incroci con via Vedriani e via Prampolini tramite la risagomatura e l’allargamento dei marciapiedi esistenti per far rallentare i veicoli in svolta; la realizzazione di una casa avanzata all’incrocio semaforizzato tra strada Morane e via Salvo d’Acquisto per dare la priorità alle biciclette nell’attesa del segnale luminoso verde”.

Nella replica, De Maio ha ringraziato per la risposta, ma si è detta “non soddisfatta. Credo ci siano criticità oggettive – ha proseguito – e non ritengo questa ciclabile né sicura né funzionale, anche se ancora non si sono verificati incidenti e spero non avvengano mai. È innegabile – ha concluso – la mancanza di spazio affinché le auto passino in maniera fluida”.