L’ATTACCO DELLA RUSSIA AL POPOLO UCRAINO CI RIPORTA ALLE PAGINE PIÙ BUIE DELL’IMPERIALISMO E DEL COLONIALISMO

 

il Direttore di, Orbisphera
Antonio Gaspari 
«L’attacco violento della Federazione Russa al popolo ucraino non ha alcuna giustificazione. La pretesa di dominare un altro popolo, di invadere uno Stato indipendente, ci riporta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo».
Lo ha detto il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale una rappresentanza delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, nella ricorrenza del 77° anniversario della Liberazione.
Il Presidente ha spiegato che «l’incendio appiccato alle regole della comunità internazionale appare devastante; destinato a propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermarlo subito, scongiurando il pericolo del moltiplicarsi, dalla stessa parte, di avventure belliche di cui sarebbe difficile contenere i confini».
«Per tutte queste ragioni – ha sottolineato – la solidarietà, che va espressa e praticata nei confronti dell’Ucraina, deve essere ferma e coesa».
Mattarella ha precisato che questo atteggiamento dell’Italia comporta alcuni sacrifici. «Ma questi – ha detto – avrebbero portata di gran lunga inferiore rispetto a quelli che sarebbe inevitabile subire se quella deriva di aggressività bellica non venisse fermata subito».
Il Presidente ha ricordato che, dal 25 aprile 1945, data segnò la fine del nazifascismo nel nostro territorio, viene un appello alla pace.
E ha ribadito che «pace non significa arrendersi di fronte alla prepotenza». Perseguire la pace invita a praticare «il coraggio di una de-escalation della violenza, il coraggio di interrompere le ostilità, il coraggio di ritirare le forze di invasione. Il coraggio di ricostruire».
Secondo il Presidente, la straordinaria conquista della libertà è costata sacrifici e sangue ai popoli europei, e non può essere rimossa né cancellata.
La libertà non è mai acquisita una volta per sempre, e per essa occorre sapersi impegnare senza riserve.
«Il convinto e incondizionato rifiuto di ogni sopraffazione totalitaria – ha affermato Mattarella – unitamente alla consapevolezza dell’importanza della democrazia, all’affermazione coraggiosa e intransigente del rispetto della dignità umana, al rifiuto di ogni razzismo, alla fedeltà ai propri ideali, sono i valori che ci sono stati affidati dalla Liberazione; e che avvertiamo di dover trasmettere ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai giovani europei perché si scongiuri l’atrocità inescusabile della guerra».
«Lottare contro la sopraffazione – ha concluso il Presidente –, scongiurare morti ulteriori e sofferenze ulteriori di un popolo aggredito, è una causa comune che ci interpella e ci vede impegnati. Riflettere sul valore dei diritti dell’uomo, primo fra tutti quello di poter vivere in pace, è il forte messaggio che ci ha consegnato la Resistenza».
In Ucraina, nel frattempo, la guerra si fa sempre più cruenta. L’artiglieria russa ha aumentato la frequenza e l’intensità dei bombardamenti, ma, nonostante ciò, le truppe sul campo non riescono ad avanzare in maniera significativa. Al di là della propaganda, le truppe di Putin non hanno ancora interamente conquistato la città di Mariupol, né sono riuscite ad avanzare di molto nella regione del Donbass.
E, oltre a ciò, giungono notizie che sembrano rivelare purghe e rese dei conti ai vertici del Cremlino, tra gli oligarchi e nella struttura militare.
È notizia degli ultimi giorni che Vagit Alekperov, il potentissimo presidente della Lukoil, il secondo gruppo petrolifero della Russia, si è dimesso dalla sua carica e non si sa dove si trovi attualmente.
Non si conoscono i motivi delle sue dimissioni, ma sembra che il miliardario Alekperov sia tra gli oligarchi favorevoli alla pace con l’Ucraina, e questo fa molto arrabbiare Putin.
Altri oligarchi critici sulla guerra sarebbero Mikhal Fridman dell’Alpha Group, Oleg Deripaska della Russal, e Roman Abramovich, proprietario del Chelsea e ritenuto tra gli uomini più ricchi del mondo.
In questo contesto va iscritta la morte di due potentissimi oligarchi russi. Si tratta di Vladislav Ayayev ex vicepresidente della Gazprombank, e di Sergei Protosenya, ex vicepresidente della società di gas naturale Novatek. Entrambi sono stati trovati morti insieme ai loro familiari come se si trattasse di un suicidio collettivo. Gli inquirenti temono invece che si tratti di un omicidio camuffato.
Ultimo tra i fatti strani: l’incendio che ha colpito l’Istituto centrale di ricerca delle forze di difesa aerospaziali russe, situato nella città di Tver, 150 chilometri a nord-ovest di Mosca.
L’agenzia di stampa ufficiale russa “Tass” ha riportato che nell’incendio sono morte 6 persone e 27 sono rimaste ferite.
Qualcuno ha sollevato l’idea di un corto circuito, anche se è difficile pensare che possa esservi un impianto elettrico così inefficiente e fragile in un centro dove sono stati sviluppati progetti militari d’alta tecnologia, come l’invisibilità dei velivoli Su-27 e Tu-160 e lo sviluppo del sistema missilistico Iskander.