Josef Nadj a gennaio nei teatri ERT:

Mnémosyne
Un progetto di fotografia e performance

 

 

Teatro Arena del Sole
Via Indipendenza 44 – Bologna
Sala Thierry Salmon 17- 19 gennaio 2023
martedì, mercoledì e giovedì
tre turni da 20 minuti ciascuno: ore 17.30 – 19.30 – 21.30

Omma

Teatro Arena del Sole
Via Indipendenza 44 – Bologna
Sala Leo de Berardinis
venerdì 20 gennaio 2023, ore 20.30

Teatro Bonci
Piazza Guidazzi – Cesena
domenica 22 gennaio 2023, ore 16.00

 

Attraverso, Francesco Sprocatti

A Josef Nadj, coreografo e danzatore di origine ungherese e francese d’adozione, punto di riferimento della danza contemporanea europea, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale dedica nel mese di gennaio 2023 una personale di due eventi, nell’ambito del focus sulla drammaturgia fisica CARNE curato da Michela Lucenti: il progetto fotografico e performativo Mnémosyne

  • (al Teatro Arena del Sole di Bologna, Sala Thierry Salmon, da martedì 17 a giovedì 19 gennaio, ogni giorno con tre turni da 20 minuti ciascuno alle ore 17.30, 19.30 e 21.30) e il suo più recente spettacolo, Omma, (al Teatro Arena del Sole di Bologna, Sala Leo de Berardinis, venerdì 20 gennaio alle 20.30 e
  • al Teatro Bonci di Cesena domenica 22 gennaio alle ore 16.00, uniche date italiane nella stagione 2022-23). A Bologna, al termine dello spettacolo, venerdì 20 gennaio, è previsto un incontro con Josef Nadj e la compagnia, moderato da Stefano Tomassini, docente di danza e coreografia presso l’Università IUAV di Venezia.

Generate in uno spazio creativo tra sogno e realtà, tradizione e modernità, tutte le opere di Josef Nadj testimoniano una sorprendente libertà del gesto e un costante desiderio di sperimentare nuove forme d’arte. Parallelamente a quello nella danza, il coreografo ha anche sviluppato un percorso come artista visivo e fotografo: in Mnémosyne i due ambiti si fondono, dando vita a una performance integrata in una mostra fotografica.

Dentro una suggestiva camera oscura costellata di immagini che raccontano la storia personale e artistica dell’autore, lo spettatore assiste a un’azione che accade al buio, in cui ogni movimento entra in dialogo con gli scatti esposti. Ciascuna immagine nasconde in sé un ricordo, noto solo a lui, e la scena è costellata da oggetti selezionati per il loro potere suggestivo, un patrimonio di memoria che non smette di ispirarlo.
In omaggio all’Atlante incompiuto dello storico dell’arte tedesco Aby Warburg, Nadji anima una conversazione intima con il visitatore, instaurando una relazione speciale tra il corpo, lo sguardo e il luogo che la ospita.

Omma è il suo ultimo lavoro, creato insieme a otto straordinari danzatori provenienti da Mali, Senegal, Costa Ivoriana, Burkina Faso e i due Congos, che mettono a confronto una sorprendente freschezza interpretativa con le regole della coreografia europea.
I performer, sempre in scena, formano un corpo plurale in cui ognuno afferma il proprio linguaggio e la propria identità: un movimento come esperienza di scambio, un ipnotico loop tra gruppo e individuo, in cui la danza è intesa come lingua universale nata insieme all’umanità, strumento primordiale capace di farci ritrovare le origini stesse dell’umano.
Echeggiando il cerchio della vita, fra ritmi serrati e un’incalzante colonna sonora, questo spettacolo evidenzia qualcosa di essenziale: la nostra capacità di guardare avanti per vedere meglio ciò che si trova nel profondo di noi, in un destino comune. L’antico termine greco Omma assume un nuovo significato: “occhio” ma anche “ciò che è visto o guardato”. Un invito sotteso a tenere in allerta tutti i nostri sensi.

Josef Nadj è coreografo, danzatore, fotografo, artista visivo. Nato a Kanjiža (nell’ex Jugoslavia, odierna Serbia) da una famiglia di lingua ungherese, dopo la formazione alla Scuola di Belle Arti di Budapest si stabilisce a Parigi, dove studia mimo, tai-chi, buto e scopre la danza contemporanea, lavorando con Sidonie Rochon, Mark Tompkins, Catherine Diverrès e François Verret. Nel 1986 fonda la sua compagnia, debuttando l’anno successivo con Canard Pékinois, spettacolo che lo pone all’attenzione internazionale per l’originale cifra stilistica fra tradizione e modernità, in opere che si interrogano sul rapporto dell’uomo con se stesso, fra realtà e sogno.

Seguono creazioni in cui Nadj esplora testi di Beckett, Kafka, Michaux, collabora con artisti visivi come Miquel Barceló e musicisti come Akosh Szelevényi, Joëlle Léandre.
Dal 1995 al 2016 è direttore del Centre Chorégraphique National d’Orléans e nel 1999 crea al Théâtre de la Ville di Parigi Les veilleurs, tratto dall’opera di Frank Kafka, e Le temps du repli, trio per due danzatori e un percussionista allestito alla Scène Nationale d’Orléans.
Tra le sue maggiori opere: Petit psaume du matin (2001) Les philosophes (2002, omaggio a Bruno Schulz), Journal d’un inconnu, Il n’y a plus de firmament (2003), Poussière de soleils (2004), e Last Landscape (2005), nata dalla collaborazione con il celebre percussionista Vladimir Tarasov.

Mnémosyne
Un progetto di fotografia e performance

performance:
ideazione e performance Josef Nadj
luci Rémi Nicolas
costruzione scene e manager tecnico Sylvain Blocquaux
musiche Peter Vogel, Schubert eseguite da Emmanuelle Tat