Questo turbinio di coronavirus mi ha sconvolto l’archivio mentale, provocando uno scompiglio nei miei faldoni, prima ben riposti sugli scaffali. Mentre cerco di fare un po’ di ordine, mi salta all’occhio una pagina del diario con una data 3 aprile 1942 nella quale leggo: “sto sulla via che da Vaciglio porta al Colombaro ed aspetto il mio papà che quotidianamente, in bicicletta, va a lavorare a Modena e torna alla sera.

Cerco di vedere da lontano se porta qualcosa sul manubrio, ma realizzo che non ha nulla; ne deriva che stasera non si mangia, che si dorme anche meglio a stareleggeri di stomaco; no problem, domattina taglio un quadratino della “tessera annonaria” e vado al forno a prendere una bella pagnotta di pane nero”

Tornando alla realtà odierna, che comunque nella mente umana è sempre peggiore di quella di ieri, leggo il mantra che ormai tutti conoscono: state in casa, lavatevi spesso le mani, ecc. ecc. ecc.

Prendo nota e realizzo che la situazione è grave, non tanto perché il virus ucciderà tutti, ma perché non sappiamo ancora di che cosa si tratta e siamo impreparati; non conosciamo la strada per tornare alla nostra perduta pace quotidiana. Vi consiglio di stare tranquilli, perché la scoperta e la produzione del prossimo vaccino presto porterà la salute per tutti, oltre ad una barcata di miliardi in tasca ai padroni del brevetto.

Rimanendo nella realtà, rimandiamo al domani ogni inutile polemica sulle colpe e di chi, e soffermiamoci sulla misera condizione delle moltissime persone la cui vita è veramente stravolta: forze dell’ordine, infermieri, medici, ricercatori, volontari della CRI e di tutte le numerose associazioni di assistenza.

C’è anche un aspetto da non dimenticare: la sofferenza percepita (anche se non oggettivamente reale) dalle moltissime persone che sono impreparate al disastro, in quanto nessuno ha mai insegnato loro che nella vita ci potrebbero essere dei problemi; e che i problemi vanno risolti ricorrendo alla semplice procedura: 1° studiare il problema; 2° progettare una soluzione logica; 3° dare esecuzione al suddetto progetto.

Non ci sono altre strade, diversamente si può sperare nel miracolo….

Se recentemente ed anche oggi le reti on-line sono andate in tilt, ciò è dovuto alla attività di moltissimi “ricercatori di soluzioni dall’alto”; personalmente, però, penso che sia meglio cercarsela da soli, la soluzione logica.

Se si vuole collaborare fattivamente, pare più logico affiancare il lavoro massacrante dei sanitari, delle forze dell’ordine, dei volontari che hanno bisogno, loro sì, di aiuto magari anche solo simbolico.

Diamoci da fare, ognuno nel suo piccolo, per uscire dal guado; io di noi mi fido, e voi?

Carlo Berti