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La conceria

Se non riguardasse il mercato del fake, la notizia suonerebbe positiva. Perché le rivelazioni aggiornate al 2021 di Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza dicono che il settore, dopo la batosta del lockdown, è ripartito alla grande. Rivelandosi, oltretutto, al passo dei tempi, perché intercetta i giovani e sposta il baricentro sull’e-commerce. Ma, trattandosi del mercato del fake in Italia, non possiamo prendere le statistiche, divulgate da MiSE e Censis in occasione della Settimana dell’Anticontraffazione, come una buona nuova. Oltretutto perché il comparto moda si conferma tra i più colpiti.

La settimana anticontraffazione

Insomma, la giostra del fake ha ricominciato a girare a pieno ritmo. Al netto delle frodi alimentari, nel 2021 in Italia si registrano 14.309 sequestri (+63% su base annua), con circa 31 milioni di articoli confiscati (+87%) per un valore di 56,5 milioni (+45%). Come spiega il Sole 24 Ore, che ha pubblicato l’anticipazione del report, la Lombardia è la prima regione per volume di sequestri (3.297, il 23% del totale), mentre la Toscana è la prima per il valore economico della merce sequestrata (16 milioni, 28% del totale).

 

 

Novità e conferme

Il mercato del falso, dicevamo, è al passo dei tempi. Lo si vede nella crescita, tra le categorie di prodotto sequestrate, dei dispositivi medico-sanitari (influenza della pandemia). Nonché nell’aumento delle attività online (dove, segnalano dal ministero, è forte la quota di chi compra merce contraffatta in maniera inconsapevole). Ma nel report si confermano anche trend consolidati, come la centralità del prodotto moda nell’attività dei pirati commerciali. Nel periodo 2011-2021 si sono sequestrati 110 milioni di articoli: quella del fashion è la quota più alta di tutte. Nel solo 2021 4.623 operazioni di sequestro hanno riguardato l’abbigliamento, mentre 3.325 gli accessori. Il totale è di quasi 4,1 milioni di prodotti posti sotto confisca: il +100% rispetto al 2020. Insomma, se ci aspettavamo che i consumatori uscissero cambiati dalla pandemia, ora sappiamo che, sul fronte della legalità degli acquisti, sono rimasti gli stessi. E che i giovani si sono indirizzati sulla stessa strada di fratelli maggiori e genitori.