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Il calzaturificio Taccetti entra nel gruppo Florence. È il terzo in sei settimane a unirsi nel polo produttivo integrato al servizio del lusso. Florence arriva così a riunire 20 aziende. Risalgono a fine settembre le acquisizioni di Lorenza Calzaturificio di Filetto (Chieti) e Novarese di Corridonia (Macerata). Ora è il turno di Taccetti, calzaturificio fondato nel 1954 a Montelupo Fiorentino (Firenze) che produce calzature formali di lusso da donna. Il timone dell’azienda passa nelle mani della quarta generazione della famiglia Taccetti.

Taccetti entra nel gruppo Florence

Il gruppo Taccetti dà lavoro a 270 persone. La sua capacità produttiva è di 2.000 paia di calzature al giorno e 410.000 paia l’anno. A queste si aggiungeranno ulteriori 150.000 paia una volta inaugurato il quinto stabilimento produttivo. Per dimensione è una delle maggiori realtà manifatturiere che si sono unite al gruppo Florence. Contestualmente, Stefano e Francesca, quarta generazione della famiglia Taccetti, prenderanno le redini dell’azienda in qualità di CEO. Fino a ieri il gruppo veniva condotto dai fratelli Carlo e Giovanni. La famiglia Taccetti (in foto), così come prevede il modello di business di Florence, ha reinvestito nel gruppo acquisendo una quota di minoranza.

“Cerchiamo efficienza, qualità e sostenibilità”

“Siamo alla costante ricerca di aziende che credano nell’efficienza, nella qualità e nella sostenibilità quali fil rouge di un percorso imprenditoriale improntato al successo – commenta Attila Kiss, CEO di Gruppo Florence –. Taccetti rappresenta il perfetto connubio tra competenza artigianale e innovazione costante”. “L’ingresso in gruppo Florence rappresenta per noi un’importante tappa nel percorso di crescita – aggiunge Giovanni Taccetti –. È una realtà capace di evolversi e di cogliere le giuste opportunità per conferire un valore aggiunto al nostro know how artigianale”. (mv)

Da LV chiedono ancora tempo per la nomina del successore di Abloh

Louis vuitton Lusso : Louis vuitton

Il presidente e CEO Michael Burke lo dice chiaro e tondo: la nomina del successore di Abloh alla guida delle linee Uomo di Vuitton non è imminente. Al contrario. “Abbiamo bisogno di una persona diversa da quella che era Virgil quando è morto – dice il manager a WWD, che lo ha premiato con l’Edward Nardoza CEO Creative Leadership Honor – e questo richiede un po’ di tempo. Non abbiamo ancora risolto il problema”.

Attendere prego

Il CEO di Louis Vuitton ha ribadito che ci vorrà tempo per la nomina del successore di Abloh. Avere fretta è controproducente: “Non stiamo cercando di sostituire Virgil: non perché sia insostituibile, ma perché era unico”. Burke ha spiegato che nei suoi quattro anni da direttore creativo Abloh ha avuto una evoluzione. Quando è morto, nel novembre del 2021, non era la stessa persona di quando è stato assunto. Il CEO di LV non vuole trovare una copia di Abloh del 2021, ma del 2017. “Oggi abbiamo bisogno di un designer diverso da quello che era Virgil quando è scomparso, e questo richiede un po’ di tempo”.

La dimensione non c’entra con la crescita

Rispondendo a una domanda sul potenziale di crescita, Burke ha sottolineato che questo “non si basa sulle dimensioni aziendali, ma sull’essere un marchio completo con tutti i touch points più importanti al proprio posto”. Tra i brand di limitate dimensioni ma in grande crescita ha citato Loewe e Jacquemus. “Un tempo si pensava che ci fosse un limite alle dimensioni che si potevano avere nel lusso. Io non sono affatto d’accordo” ha chiosato Burke.

Vendite online e negozi

Sull’eventuale sviluppo delle vendite online la risposta di Burke è per certi versi spiazzante. “Il digitale riguarda l’avere una relazione online, la connessione costante: questo è il dato più importante, non il numero di persone che hanno effettuato acqusti sul web. Il cento per cento del nostro business è fisico e il cento per cento è digitale; ogni cliente è connesso con noi in entrambi i modi”. (mv)