L’assessore Bortolamasi risponde a un’interrogazione di Reggiani (Pd): “Orientarli verso i percorsi educativi e formativi e il mondo del lavoro. Già coinvolti migliaia di ragazzi”

Il nuovo servizio di educativa di strada promosso dal Comune di Modena in partenza nelle prossime settimane sarà ancora più “itinerante” e, tra le varie azioni, prevedrà un numero superiore, rispetto al passato, di incontri nei quartieri e nelle frazioni, con l’obiettivo di far continuare a far conoscere ai giovani i servizi e le opportunità del territorio e per attivare ulteriori collaborazioni con gruppi informali presenti in città. Lo ha sottolineato l’assessore alle Politiche giovanili Andrea Bortolamasi rispondendo, nella seduta di giovedì 15 settembre del Consiglio comunale, a un’interrogazione di Vittorio Reggiani (Pd). L’istanza si concentrava sui risultati raggiunti dalla realizzazione di attività integrate di educativa di strada e di prossimità rivolte agli under30 e sui progetti futuri di questo servizio finalizzato anche a contrastare eventuali devianze che possono interessare le fasce giovanili della popolazione, come quelle emerse di recente a seguito della denuncia alla Procura distrettuale per i minorenni di 21 ragazzi modenesi accusati di vari reati per rissa, rapina, furto e danneggiamento commessi negli ultimi mesi.

Come ha spiegato l’assessore Bortolamasi, il nuovo progetto di educativa di strada sarà operativo a breve, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, dopo l’affidamento del servizio all’esito del bando avviato dal Comune (i termini sono scaduti la settimana scorsa). “Informare i giovani per orientarli verso percorsi educativi e formativi e il mondo del lavoro, anche con l’obiettivo di intercettare i ragazzi con minori opportunità economiche, culturali e sociali; individuare i contesti di disagio e accompagnare nei servizi socio-sanitari e nei centri di aggregazione i giovani che si trovano in queste situazioni; fare prevenzione contro l’abuso di alcol e droghe, pure in relazione all’incidentalità stradale sono alcuni dei principali servizi che abbiamo previsto per il nuovo progetto, che avrà una durata di 28 mesi”, ha affermato l’assessore, precisando che “dovranno essere sviluppate azioni di sensibilizzazione che tengano conto delle nuove forme di aggregazione sviluppate dopo la pandemia”.

L’iniziativa si inserisce nel percorso, avviato da anni dall’Amministrazione, dei servizi di prossimità volti alla conoscenza delle realtà giovanili e al dialogo con i ragazzi nei luoghi di aggregazione informale (strade, piazze, parchi) e del divertimento notturno (pub, discoteche, circoli), pure allo scopo di raccogliere testimonianze su fenomeni di insicurezza di bullismo, informare sulle opportunità, incentivarne una comunicazione positiva con la città e promuovere sani stili di vita e il rispetto delle diversità. “Inoltre – ha precisato l’assessore – rappresenta uno degli assi di intervento delle linee di indirizzo delle Politiche giovanili adottate un anno fa dal Comune, che prevedono proprio il rafforzamento dell’educativa di strada, anche alla luce dei fenomeni di disagio e devianza, e come strumento privilegiato per raggiungere i giovani nei loro contesti di vita e socialità”. Si pone in continuità, poi, con le finalità del progetto “Sicurezza stradale: azioni integrate per la prevenzione e il contrasto alla guida sotto l’effetto delle sostanze psicoattive”, finanziato dal Dipartimento per le Politiche antidroga.

Il nuovo progetto di educativa di strada è stato elaborato da un gruppo operativo coordinato (che ha coinvolto l’Ufficio Amministrativo, legalità e sicurezze, l’Ufficio Politiche giovanili, la Polizia locale e i Servizi sociali) e dovrà riguardare lo sviluppo di esperienze di prossimità, da svolgersi in strade, piazze e parchi di Modena, a partire dai luoghi della “movida”, che tengano conto delle esigenze e delle problematiche della popolazione giovanile e utilizzino, in un’ottica non assistenziale, metodologie e strumenti nuovi e integrati. Attraverso il monitoraggio dei luoghi di aggregazione, inoltre, l’operatore dovrà sviluppare progettualità specifiche con gruppi di giovani intercettati sul territorio supportandoli nell’elaborazione di azioni concrete e sostenibili, perseguendo l’innovazione sociale e lo sviluppo di comunità; stimolare il protagonismo giovanile attraverso la promozione della YoungEr card e dei percorsi di volontariato; realizzare campagne promozionali e produzione di materiali informativi e di sensibilizzazione a supporto delle attività.

L’assessore ha confermato la disponibilità a relazionare in aula sui risultati e ha dato conto degli esiti del precedente affidamento, in scadenza questo mese. “Nell’ambito di una progettualità di 1.660 ore – ha spiegato Bortolamasi –, sul fronte della prevenzione contro l’abuso di alcol e dell’incidentalità stradale correlata sono stati oltre 700 i giovani coinvolti; 373 si sono sottoposti al test dell’etilometro e i restanti sono entrati in contatto con gli operatori per richiedere informazioni e materiali. Il monitoraggio e contatto con gruppi giovanili si è sviluppato in 71 uscite di educativa territoriale (tra centro storico, parchi, scuole medie e superiori, stazione autocorriere e quartieri) raggiungendo circa 3.500 giovani; sono state distribuite 2.300 mascherine anti-Covid, 1.700 preservativi e 200 dépliant su servizio civile, malattie sessualmente trasmissibili e sul progetto ‘Comunità Maiuscole’; in più, nei contatti con i giovani, gli operatori hanno promosso la YoungErcard (con l’attivazione di 200  iscrizioni) e hanno anche informato su alcuni progetti realizzati dal Comune, rivolti al target adolescenti e giovani adulti, tra cui il nuovo Informagiovani 4.0 e i progetti ‘Comunità Maiuscole’ (sui temi del lavoro, formazione e competenze) e ‘Antenne’ (sull’autonomia abitativa). Inoltre, nell’ambito delle attività di contrasto all’utilizzo di droghe sono stati somministrati due questionari nelle scuole superiori e in contesti più informali: a quest’ultimo hanno risposto 232 ragazzi”.

Aprendo il dibattito dopo la trasformazione in interpellanza, Elisa Rossini (Fratelli d’Italia – Popolo della famiglia) ha espresso “scetticismo” verso le azioni di educativa di strada e ha sottolineato che “bisognerebbe lavorare maggiormente sulle famiglie, perché non è possibile decontestualizzare i giovani dalla situazione familiare”. Ha domandato, quindi, se le attività “sono state utili nell’ottica dell’inchiesta che ha portato alla denuncia di 21 giovani, dimostrando quindi valore nell’ottica dell’indagine”.

Per Lega Modena, secondo Giovanni Bertoldi l’educativa di strada costituisce “uno spreco di denaro pubblico: le uniche azioni che hanno portato a risultati concreti” sul fronte delle devianze giovanili sono state “le indagini di forze dell’ordine e autorità giudiziaria”. Il consigliere ha invocato “lavori socialmente utili per i giovani violenti, con l’obiettivo di ricondurli nella giusta direzione”. Domandandosi se l’educativa di strada “abbia effettivamente dato un contributo sulla prevenzione, al di là delle intenzioni virtuose”, e riservandosi quindi di “valutare i risultati” prima di esprimersi su una nuova edizione, Barbara Moretti ha segnalato che occorrono progetti “maggiormente strutturati. Serve un’azione sinergica da parte di diversi soggetti attivi che facciano sistema. E quindi non soltanto il Comune”.

In replica, il consigliere Reggiani ha precisato che l’obiettivo del progetto “non è quello di vigilare, ma, appunto di ‘educare’” e che dunque “è riduttivo focalizzarsi sulle devianze, bisogna invece sottolineare l’attività corposa svolta a favore della comunità giovanile”. Il consigliere ha messo l’accento sul nuovo bando “che incentiva le attività di presa in carico dei giovani nel loro contesto, favorendo sempre più anche la conoscenza dei servizi e delle opportunità a loro rivolti”.

Nella sua replica, l’assessore Bortolamasi ha spiegato che il nuovo progetto di educativa di strada sviluppa ulteriormente “le attività di presa in carico dei ragazzi, anche abbattendo le ‘distanze’ tra i giovani e le istituzioni”, attraverso un approccio multisettoriale da parte dell’Amministrazione. L’obiettivo del progetto, ha aggiunto, “non è reprimere le condotte illecite ma intercettare i fenomeni di disagio prima che sfocino in devianze. E quindi anche il recupero di un solo ragazzo varrebbe l’investimento che stiamo facendo”.