Teatro Arena del Sole – Bologna

dal 12 al 15 gennaio 2023
Sala Leo de Berardinis
giovedì e venerdì ore 20.30 │ sabato ore 19.00 │domenica ore 16.00

Oylem Goylem
di e con Moni Ovadia
con Moni Ovadia Stage Orchestra: Maurizio Dehò, violino; Giovanna Famulari, violoncello; Albert Mihai, fisarmonica; Paolo Rocca, clarinetto; Marian Serban, cymbalom
scene e costumi Elisa Savi
progetto sonoro Mauro Pagiaro
produzione Corvino Produzioni, CTB Centro Teatrale Bresciano, durata 2 ore

Da giovedì 12 a domenica 15 gennaio 2023 sul palco del Teatro Arena del Sole di Bologna va in scena Oylem Goylem, spettacolo che nel 1993 ha portato all’attenzione di pubblico e critica Moni Ovadia, ad oggi uno dei più popolari uomini di cultura e artisti della scena contemporanea, noto per aver fatto conoscere la tradizione yiddish. Realizzato insieme ai musicisti della sua Stage Orchestra, l’opera è considerata un vero e proprio cult che, tra racconti umoristici, poesie e composizioni ispirate alla musica klezmer, immerge lo spettatore nella cultura ebraica della diaspora e dell’esilio.
Una produzione Corvino Produzioni e CTB Centro Teatrale Bresciano.

Traendo spunto dall’ampio repertorio umoristico della tradizione ebraica, Oylem Goylem (in yiddish “Mondo sciocco”) è una creazione di teatro musicale costruita come un cabaret tragicomico, in cui Ovadia racconta il mito dell’ebreo errante: eternamente esule e povero, ma sempre fiero e dignitoso, la figura è narrata attraverso una serie di storielle che ne stigmatizzano i difetti con ironia o note satiriche. «L’umorismo ebraico autodelatorio – commenta l’artista – rivolto verso se stessi, contro se stessi, è una specie di sterminato patrimonio, come uno scrigno senza fondo, da cui escono perle di intelligenza».
Tra il laico e il religioso, una carrellata di battute fulminanti e citazioni dotte è accompagnata da canti liturgici e sonorità zingare, andando a comporre una pièce che riprende l’intreccio di stili, toni, umori e registri linguistici tipici del klezmer, genere musicale che fonde in sé strutture melodiche, ritmiche ed espressive provenienti dalle differenti aree geografiche e culturali con cui il popolo ebraico è venuto in contatto. In un’alternanza di citazioni sacre, versi poetici e riferimenti allo spettro di Auschwitz, i musicisti della Stage Orchestra passano dal canto dolente e monocorde che fa rivivere il clima di preghiera della sinagoga, all’esplosività delle ballate composte per le occasioni liete.

Tutto questo è ciò che Moni Ovadia chiama «il suono dell’esilio»: in una parola, la diaspora. «Inscindibilmente legato alla condizione della dispersione – afferma il regista – non necessariamente definita da una condizione materiale, quanto piuttosto, da una condizione dello spirito, il krekhz eleva la sua provocazione, forse come protesta utopica ed impotente per richiamare l’Eterno dal “Suo Esilio”, supremo paradigma della diaspora spirituale dell’uomo».
La filosofia umoristica e la formula linguisticamente internazionale di Oylem Goylem si rivelano ancora vive e attuali dopo trent’anni, un potente ed efficace antidoto contro violenze, intolleranze e razzismi, vecchi e nuovi.

Moni Ovadia (Bulgaria, 1946) si forma come cantante di musica popolare con Roberto Leydi del gruppo Ensemble Havadià e dal 1984 si dedica al teatro avviando collaborazioni con artisti come Pier’Alli, Bolek Polivka, Tadeusz Kantor, Giorgio Marini, Franco Parenti. Da queste esperienze, sviluppa la sua ricerca attorno al teatro musicale e nel 1993 con Oylem Goylem si impone all’attenzione del grande pubblico e della critica. A questo spettacolo, ne seguono molti altri, tra i quali Dybbuk, Ballata di fine millennio, Il caso Kafka, Mame,mamele,mamma,mamà, Il Banchiere errante, L’Armata a cavallo, Le storie del Sig.Keuner, Il Violinista sul tetto, La Bella utopia, fino ai più recenti Le Supplici di Eschilo, Liolà di Pirandello e Dio ride, nish koshe. Per il cinema ha lavorato, tra gli altri, con Nanni Moretti, Mario Monicelli, Roberto Andò, Roberto Faenza. Per cinque anni è stato direttore artistico di Mittelfest di Cividale del Friuli e da marzo 2021 è direttore della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara. Ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra i quali il Sigillo per la pace, conferitogli dalla città di Firenze; il Premio Franco Enriquez per l’impegno civile; il Premio Speciale Ubu 1996 per la sperimentazione teatrale; il Premio Govi dalla città di Genova; il Premio De Sica per il teatro, consegnatogli dal Presidente della Repubblica Italiana; e il prestigioso Premio Musatti dalla Società Psicoanalitica Italiana. Ha ricevuto tre lauree honoris causa ed è noto per il suo impegno etico e civile a sostegno dei diritti e della pace. Radio, dischi, libri, lezioni universitarie si aggiungono alla sua attività principale.

Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 – Bologna